Referendum sulla Giustizia: cosa c’è da sapere

Ecco cosa propone il nuovo referendum

di Carolina Cassese

Il Referendum Costituzionale Confermativo si terrà domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026. Questa consultazione è di fondamentale importanza perché riguarda la riforma della Giustizia che punta a modificare diversi articoli della Costituzione italiana. Noto anche come “Legge Nordio”, si tratta di un referendum confermativo, così come disposto dall’art. 138 della Costituzione. A differenza dei referendum abrogativi, in questo caso però non è previsto il quorum. Ergo, il risultato sarà valido indipendentemente da quante persone andranno a votare e la riforma entrerà in vigore se i Sì supereranno i No.

Ma cosa viene chiesto? Il quesito chiede agli elettori di approvare o respingere una legge costituzionale che punta a introdurre cambiamenti radicali nell’ordinamento giudiziario. In particolare, si affrontano le tematiche della separazione delle carriere, dello Sdoppiamento del CSM, del Sorteggio per i membri del CSM e dell’istituzione dell’Alta Corte Disciplinare che giudica gli illeciti disciplinari dei magistrati (sostituendo l’attuale sezione disciplinare del CSM). Se la legge venisse confermata, la Costituzione verrebbe modificata e le nuove norme sull’ordinamento giudiziario diventerebbero leggi.
Se la legge venisse bocciata, invece, l’assetto della magistratura rimarrebbe quello attuale, ovvero quello basato sulla Costituzione del 1948.

Quali sono gli schieramenti? Per il Si parteggiano i partiti della coalizione di Governo di Centro-destra assieme ad Azione. Questi ultimi sostengono che la riforma garantirà un giudice davvero terzo e ridurrà il potere delle correnti interne alla magistratura. Per il No, invece, si schierano: Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e l’Associazione Nazionale Magistrati (ANM). Questo schieramento sostiene invece che la riforma in realtà colpisca l’indipendenza della magistratura e rischi di sottoporre il PM al controllo della politica.

In ogni caso, si tratta di un passaggio storico, poiché è la prima volta che il principio dell’elezione dei membri del CSM viene messo in discussione in favore di un sorteggio direttamente all’interno della Carta Costituzionale. Andiamo quindi ad analizzare i tre pilastri che riguardano la riforma Costituzionale.

Primo punto: la separazione delle carriere, il punto più divisivo. L’obiettivo è distinguere chi giudica (ovvero il giudice) da chi accusa (cioè il Pubblico
Ministero). Chi sostiene una maggiore “terzietà” ritiene che il giudice non debba più essere un collega d’ufficio dell’accusa; i critici invece temono che il PM, una volta isolato, possa finire sotto il controllo del potere esecutivo, perdendo la sua storica indipendenza.

Altro punto del referendum riguarda la riforma del CSM. Secondo i promotori, l’obiettivo è scardinare il cosiddetto “sistema delle correnti” all’interno del Consiglio Superiore della Magistratura, spesso accusato di spartirsi le nomine. Le proposte spaziano dal sorteggio dei membri alla modifica del sistema elettorale per favorire i candidati indipendenti.

Infine, vi è il punto che riguarda la valutazione dei magistrati. In quest’ultimo caso, si punta a rendere i Consigli Giudiziari meno autoreferenziali, introducendo il voto di avvocati e professori universitari (considerati “membri laici”) nella valutazione dell’operato delle toghe.

Nonostante l’importanza dei temi, i referendum sulla giustizia storicamente stentano a aggiungere la soglia del 50% + 1 degli aventi diritto. I motivi sono legati perlopiù al linguaggio tecnico, ritenuto troppo vecchio e difficile, un ostacolo che scoraggia il cittadino comune. Oltre ciò, vi è anche la percezione di uno scontro politico alla base del referendum attuale o di quelli passati. Molti elettori leggono queste consultazioni come una specie di guerra tra bande, una contrapposizione dei contro le toghe, e non come un reale miglioramento dei servizi.

È fondamentale, però, ricordare la differenza tra gli strumenti in campo. Il referendum agisce per via negativa, quindi abroga o cancella pezzi di legge esistente, mentre la riforma organica spetta al Parlamento. Basti pensare alla Riforma Cartabia o agli interventi del Ministro Nordio.

In conclusione, il referendum resta lo strumento più potente nelle mani dei cittadini per imporre un cambio di passo. La sfida, in realtà, è quella comunicativa. Trasformare tecnicismi da “azzeccagarbugli” (come direbbe il grande Manzoni) in una visione di Giustizia più equa, veloce, accessibile e trasparente.

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