È bufera dopo le parole del procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, sul referendum sulla Giustizia. Gratteri, infatti, in un discorso più ampio, aveva detto: “voteranno Sì gli imputati e la massoneria deviata”. Ad alzare la voce contro Gratteri è stata perlopiù la Destra, in primis Salvini che ha anche minacciato denuncia. Ma la polemica, fa sapere Sky Tg 24, si sarebbe scatenata anche internamente al sistema giudiziario, con alcuni membri del Consiglio Superiore della Magistratura che chiedono provvedimenti disciplinari contro Gratteri e altri che, invece, ne prendono le difese. Almeno 20 i membri del Csm schierati con Gratteri, compresi molti membri togati, che si sono detti preoccupati “per il tentativo di trascinare il Csm nel dibattito referendario”. Contro questi ultimi, però, è sceso in campo anche il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che ha criticato aspramente il comunicato stampa del gruppo interno per Gratteri. “In questo documento – dichiara il Guardasigilli – il Csm è riuscito a comprimere il massimo numero di espressioni contorte nella minima credibilità del loro contenuto“. Ma anche Gratteri ha avuto modo di difendersi. Intervenendo al convegno “I cartelli di sangue” a Novellara ha precisato: “Le mie parole sono state riportate in mala fede“.
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