Il 14 gennaio per Cimitile non è una data come le altre. È il giorno in cui il tempo sembra fermarsi per onorare San Felice, il “Santo della Carità”, la cui vita è indissolubilmente legata alle pietre millenarie del Complesso Basilicale Paleocristiano. Ma chi era l’uomo dietro la statua che attraversa in processione a spalla le strade della città?
Nato a Nola nel III secolo da una ricca famiglia di origini siriane, Felice scelse di abbandonare i beni materiali per farsi sacerdote, diventando il collaboratore più stretto del vescovo Massimo. La sua vita fu segnata dalle persecuzioni cristiane. Durante i periodi più bui, Felice fu catturato, torturato e gettato in prigione. La tradizione narra che fu liberato miracolosamente da un angelo per soccorrere il vescovo Massimo, che si era rifugiato sui monti ed era stremato dal freddo e dalla fame. Felice lo salvò, portandolo in salvo sulle proprie spalle e nutrendolo con il succo di un grappolo d’uva apparso miracolosamente. L’episodio più celebre della sua vita rimane però quello del miracolo del ragno: per sfuggire
nuovamente ai soldati, Felice si nascose in un piccolo anfratto tra vecchie mura. Immediatamente, un ragno tessé una fittissima ragnatela sull’apertura. I soldati, vedendo la tela intatta, andarono avanti convinti che nessuno fosse entrato lì da tempo. Felice sopravvisse alle persecuzioni e morì in povertà, dedicandosi fino all’ultimo alla cura dei bisognosi. Pur non essendo stato ucciso, viene venerato come martire (o “confessore”) per le immense sofferenze patite per la fede.

Oggi, quella stessa devozione si manifesta nel rito della processione. La statua di San Felice, con i paramenti sacerdotali e il libro dei Vangeli, percorre le vie del centro storico tra i canti dei bambini e preghiere. Il momento più suggestivo è il passaggio attraverso le Basiliche Paleocristiane. Qui, nel luogo dove San Paolino da Nola edificò splendidi edifici di culto proprio attorno alla tomba di Felice, la processione acquista una dimensione solenne. I cittadini di Cimitile portano il Santo a spalla con orgoglio, in un percorso che non è solo fisico, ma un viaggio nella memoria collettiva di un intero popolo.
Il nome deriva dalla zona dove sorge il complesso delle basiliche, un tempo chiamata in “Pincis” (probabilmente in riferimento ad una zona di ville o luoghi di cura, o collegato al termine “pincis” che indicava i chiodi del martirio). Questo luogo, grazie alla fama di santità di Felice, divenne nel IV e V secolo uno dei centri della cristianità più importanti d’Europa. Partecipare alla festa del 14 gennaio significa, oggi come allora, riscoprire le radici di una terra dove la fede si è fatta arte e architettura