AttualitàSalute e MedicinaIl caso “Squid Game”: c’è davvero un problema psicologico per i bambini?

Redazione Zerottouno News Redazione Zerottouno News26 Ottobre 20213 min

Dal 17 Settembre 2021 la piattaforma Netflix ha presentato la nuova serie sudcoreana intitolata “Squid Game”. Pochi episodi che raccontano di centinaia di persone, con ingenti problemi finanziari e una serie di fallimenti personali a carico, che accettano uno strano invito a una competizione mortale che comprende diversi giochi per bambini. Il premio in palio è una grossa somma di denaro, che andrà all’unica persona che rimarrà in vita.

Da quel 17 Settembre, 111 milioni di utenti iscritti a Netflix in tutto il mondo hanno visto Squid Game e le sue scene crudeli e drammatiche; in un solo mese sono stati creati 2.5 milioni di post sulla nuova serie, su ogni piattaforma social come Facebook, Instagram o Twitter. Negli ultimi giorni, inoltre, moltissime sono state le segnalazioni di bambini e adolescenti che negli edifici scolastici e durante il loro tempo libero sono stati sorpresi ad emulare il cosiddetto “gioco del calamaro” (alias “Squid Game”), picchiando e facendo finta di sparare i compagni di gioco. Dal Regno Unito, Belgio, Francia e Italia arrivano le tempestive richieste di fermare la serie.

Le scene di questo film utilizzano l’ambiente ludico, proprio di bambini e adolescenti, per dare spazio in primis a comportamenti antisociali, quali la violenza fisica e psicologica e a un’ampia gamma di valori con accezione negativa quali l’egoismo, l’avidità, e la mancanza completa di amore verso l’altro e di empatia. Dal punto di vista psicologico, che messaggio lascia questa serie ai nostri bambini e ragazzi? Nel momento più proficuo della formazione e crescita personale, arriva un film che fa vedere loro che in caso di difficoltà economica, in un momento difficile della propria vita, il problema verrà risolto scavalcando l’altro, attaccandolo, picchiandolo, e uccidendolo, quindi adottando la strategia di coping (o risoluzione del problema) peggiore che esista.

Veniamo da un momento storico molto difficile, ancora non superato del tutto, in cui tutti, non solo bambini e adolescenti, si sono persi, hanno smarrito la strada, hanno vissuto un disequilibrio personale, relazionale, sociale e lavorativo. Tutti stiamo lottando per recuperare una sorta di “normalità” e quotidianità, mettendo a fuoco gli aspetti essenziali della nostra vita dopo aver quasi perso tutto. Squid Game sembra quindi essere tutto quello che oggi dovremmo evitare, tutto quello che dal punto di vista educativo e psicologico è disfunzionale e pone le basi per personalità ostili, problematiche, inclini a fare scelte sbagliate e pericolose per sé e per gli altri.Non sempre è scontato trovare una soluzione a tutto ciò. Probabilmente sarà difficile, se non impossibile, fermare la produzione di serie, film o programmi poco educativi o riprodotti in canali accessibili a tutte le età, ma possiamo iniziare a controllare e scegliere cosa guardare e cosa far guardare ai nostri figli sfruttando le diverse app di parental control, incrementando la comunicazione e la richiesta di aiuto, laddove è necessario.

 

A cura della dottoressa Alessia Beracci. Psicologa – Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale in Formazione. Iscritta all’Ordine degli Psicologi Regione Campania da Gennaio 2018. Attualmente lavora in uno studio privato sito in Nola (Na) e collabora con il dipartimento di psicologia dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” come ricercatrice in Scienze della Mente. Svolge attività di tirocinio formativo e volontariato presso comunità residenziali per il disagio psichico.

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