Giuliana Sgrena e Nicola Calipari. Due nomi finiti di diritto nel cuore e nella mente degli italiani. Il 4 febbraio 2005, in Iraq, viene rapita la giornalista de “Il Manifesto” Giuliana Sgrena. Il funzionario del Sismi (i servizi di intelligence italiani) Nicola Calipari dirige le attività per la sua liberazione. In prima persona si reca a Baghdad per salvarla. I rapitori combattevano contro l’occupazione americana che aveva estromesso la fazione collegata all’etnia di Saddam Hussein: ogni occidentale era un potenziale nemico o bersaglio.
Il 4 marzo avviene la tragica liberazione. Dopo aver superato vari posti di blocco, a soli 700 metri dall’aeroporto, la macchina con a bordo la Sgrena e Calipari viene colpita a un posto di blocco da una raffica di colpi sparati da militari americani. L’attacco coglie di sorpresa Caplipari e il suo collega. Il dirigente, nel tentativo di proteggere la giornalista, la copre col suo corpo ma viene colpito morendo sul colpo.
La commissione d’inchiesta congiunta fra Stati Uniti e Italia arriverà, in seguito, a conclusioni diverse. A sparare fu il marine Mario Lozano, colpevole per la magistratura italiana di omicidio volontario ma “non giudicabile”. Ancora oggi la morte di Calipari resta ufficialmente senza colpevoli.