Ancora una volta la persona di Giovanni il Battista si prende la scena nell’attesa del Bambino. Stiamo forse dimenticando che il Natale è la festa di Gesù? Tutt’altro. Come per ogni grande attesa, è necessaria una preparazione degna del festeggiato. A pochi giorni dal Natale, quell’uomo che grida nel deserto, ormai in carcere per la sua inattaccabile posizione di stare dalla parte della Verità, continua a farci interrogare sulla natura della nostra persona.
Giovanni, nell’inviare alcune dei suoi da Gesù per chiedergli “sei tu colui che deve venire?”, ci insegna una realtà di noi stessi che rischiamo di odiare o dimenticare: il dubbio. La fede, infatti, non è sinonimo di dubbio. Esso, in un certo senso, si insinua nel cuore dell’uomo non perché escluda la fede ma perché la vuole accrescere. Dubitare di qualcuno o qualcosa è un’occasione per approfondire i nostri interessi, le nostre relazioni, un dubbio che non scade mai nell’investigazione maligna ma nella bellezza del sapere.
In questo cammino, Giovanni dubita, chiede, vuole imparare. È a questo punto che viene riconosciuto dal parente Gesù come un profeta. Il profeta, lungi dall’essere uno che indovina il futuro, significa “Colui che parla davanti, colui che parla per conto di”. Non è dunque un parlare al posto di Dio ma per Dio.
Dare volto a questa Parola significa veramente essere uomini e donne serie. Prima di diffondere, approvare o smentire notizie, è onesto andare alla fonte, che non sono né internet né tantomeno i social. Leoni da tastiera, la figura di Giovanni ci invita a metterci la prima di “sparare” sentenze, a scrutare la verità, a ricercarla non per il solo gusto di sapere ma di viverla. Seguire il suo insegnamento, ancor più per coloro che si ritengono cristiani, è vivere la comune vocazione ad essere profeti, ad annunciare il Bene, il Vero, il Buono. Date volto a questa parola, siate profeti, lasciate che il dubbio vi faccia crescere nella verità.