Ancora scontri a Torino. Dopo i fatti che hanno riguardato la redazione de La Stampa, altri manifestanti sono scesi in strada e scontrandosi con le forze di polizia nella giornata del 20 dicembre. Al centro delle proteste lo sgombero del centro sociale Askatasuna. “Niente sarà più come prima, il campo è stato tracciato. Chi con noi continua a volere un presente e un futuro diversi sa che la partita non è finita, ma solo iniziata“, hanno scritto sui social i gruppi organizzatori della manifestazione. Il corteo, iniziato in maniera pacifica, ha purtroppo fatto registrare momenti di tensione e scontri dopo che un gruppo di persone incappucciate alla testa del corteo ha cercato di sfondare il cordone della polizia. Sono state lanciate bottiglie, vari oggetti e bombe carta le forze dell’ordine che, in risposta, ha utilizzato idranti e lacrimogeni, oltre ad alcune cariche con manganellate.
Secondo la Questura di Torino, il bilancio è stato di 11 agenti feriti. Secondo quanto raccontato da Sky, le tensioni non sono durate per tutto il corteo che, dopo il ritorno della calma, ha proseguito il suo percorso giungendo nei pressi della chiesa della Gran Madre. Il corteo era stato organizzato e autorizzato ma, per ragioni di sicurezza, il quartiere Vanchiglia era stato sottoposto a un regime di prevenzione e sicurezza che, secondo i commercianti locali, aveva rallentato gli acquisti natalizi in zona. Torino, con circa 500 manifestazioni all’anno, a livello nazionale è seconda solo a Roma. Il malcontento per lo sgombero, che rientra in un piano più ampio del Governo, era palpabile. Per le forze di Governo, in particolare Salvini, gli scontri con la polizia sarebbero stati portati avanti da “figli di papà“. Per il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, invece, nonostante si debbano condannare “ogni episodio di violenza“, si deve trovare ancora “la via del dialogo” contro “l’impostazione culturale di questo Governo“.