Trentamila case vuote, ottomila famiglie sfrattate: il paradosso Napoli

I piani miliardari annunciati da Governo e Comune devono ancora cambiare le cose

di Fabio Iuorio

A Napoli ci sono circa 30000 alloggi pubblici fermi e inutilizzati, quasi la metà di tutto il patrimonio inattivo censito in Italia, e nello stesso momento in Campania sono quarantacinquemila le persone iscritte nelle liste d’attesa per una casa popolare. Il nuovo Piano Casa del Governo, che censisce gli immobili statali degradati o inagibili, ne trova quasi 7000 nella sola città partenopea, più di quanti ce ne siano a Roma, Palermo, Genova e Milano messi insieme.

Partiamo da un caso solo (perché a volte basta un edificio per raccontare una città intera): l’ex scuola media San Gaetano, incastrata tra Miano e Piscinola, che da oltre trent’anni cede sotto rovi ed erbacce mentre le giunte passano, cambiano colore politico e il problema resta esattamente dove l’hanno trovato. I residenti la segnalano da anni come un pericolo vero, un edificio che potrebbe crollare da un momento all’altro, eppure quella scuola resta lì, pubblica, sprangata, buona ormai solo a ospitare topi e cani randagi in cerca di un riparo che noi, come città, non riusciamo a dare nemmeno alle persone.

E se pensiamo che si tratti di un caso isolato, i numeri ci dicono il contrario. A Napoli le famiglie con uno sfratto già firmato e in attesa di essere eseguito sono 8000, delle quali 5000 per morosità, il dato più alto tra tutte le grandi città italiane, cresciuto del 70% in appena quattro anni. Com’è possibile che nello stesso momento in cui migliaia di famiglie rischiano di restare senza un tetto, decine di migliaia di immobili pubblici restino chiusi, inattivi, senza che nessuno decida di assegnarli a chi ne avrebbe diritto? A Napoli non mancano le case, manca chi si prende la responsabilità di farle uscire dal limbo in cui restano bloccate per anni, a volte decenni.

Il paradosso si fa ancora più stridente quando si guarda ai beni confiscati alla camorra: sono 1.341 solo nel capoluogo e altri 805 nel Casertano, ma togliere formalmente un immobile al boss quasi mai significa restituirlo davvero alla collettività. Su 121 beni confiscati e affidati al Comune dall’Agenzia nazionale, un censimento voluto dal sindaco Manfredi ne ha trovati 8 occupati abusivamente, e nemmeno la burocrazia riesce a starci dietro, tra atti catastali fermi da anni e censimenti aperti e mai chiusi. Solo lo scorso maggio il Comune ha pubblicato un bando per assegnare appena 21 beni confiscati a cooperative e associazioni, quattro anni dopo il primo censimento, mentre su scala nazionale sono quasi 8000 i beni confiscati abbandonati, un patrimonio fermo che vale quaranta miliardi di euro, e in quattro Comuni campani su dieci l’elenco di questi beni non compare nemmeno sul sito istituzionale.

Sul quadro già complicato pesa anche la spinta dell’overtourism, che nel centro storico ha svuotato palazzi interi di residenti per lasciare spazio ad affitti brevi più redditizi: lo stesso Comune, presentando il proprio Piano Casa, ammette che il disagio abitativo non dipende solo dalla povertà ma anche dalla gentrificazione, dallo spostamento forzato di chi in quei quartieri ha sempre vissuto. E mentre il mercato privato si riorganizza intorno al turista di passaggio, le case popolari già esistenti restano sfitte per anni in attesa di manutenzioni mai partite.

Ai Campi Flegrei, intanto, il bradisismo continua a svuotare palazzi e costringe le istituzioni a chiedere ai proprietari privati di mettere a disposizione i propri immobili, vincendo resistenze e sensibilizzando agenti immobiliari pur di far incontrare una domanda disperata e un’offerta riluttante, mentre il patrimonio pubblico che potrebbe rispondere subito a quella stessa domanda resta chiuso.

Un piano, va detto, il Governo lo ha messo in campo: il nuovo Piano Casa nazionale mette sul tavolo oltre 10 miliardi di euro, gestiti da Invitalia, Invimit e Cassa Depositi e Prestiti, per recuperare lo stock di immobili pubblici censiti come inutilizzabili, e la Campania viene indicata come la regione chiamata a guidare questo recupero.

Anche il Comune di Napoli ha varato un proprio Piano Casa e ha firmato un accordo da circa 600 milioni di euro con l’Agenzia del Demanio per il recupero di nove grandi immobili cittadini, ma resta da capire dove si concentri davvero questo recupero: tra i progetti già partiti ci sono un palazzetto dello sport da 11000 posti nell’area dell’ex mercato ortofrutticolo e la rigenerazione della Santissima Trinità delle Monache, interventi di prestigio, utili alla città, che però non aggiungono una sola stanza a chi aspetta una casa popolare da anni.

Nel frattempo il Parlamento ha approvato una norma che punisce con la reclusione da 2 a 6 anni chi occupa abusivamente un immobile, una misura pensata per tutelare la proprietà privata che, calata nel contesto napoletano, suona quantomeno stonata: è proprio la proprietà pubblica, quella che per prima dovrebbe farsi carico del bisogno di casa, a restare ferma più a lungo di qualunque occupante abusivo, senza che nessuno ne risponda con lo stesso rigore riservato a chi una casa se la prende perché nessun altro gliela dà.

Non è soltanto una questione di soldi ma di scelte: quali immobili recuperare per primi, chi stabilisce le priorità tra un palazzetto da undicimila posti e un alloggio popolare, quanto conta la rendicontazione pubblica rispetto all’urgenza di chi una casa non ce l’ha più. Il Comune dovrebbe dire con chiarezza quali immobili ha a disposizione, la Regione spiegare quante case popolari restano vuote per manutenzioni che non arrivano mai e lo Stato mettere tempi precisi e controlli veri sui miliardi del Piano Casa. Perché una casa vuota lasciata marcire non è solo uno spreco, è una risposta che manca alle 8000 famiglie che una casa non ce l’hanno più.

Altri articoli

Lascia commento

Close Popup

Questo sito web utilizza cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nella cookie policy. Puoi liberamente prestare, rifiutare o revocare il tuo consenso in qualsiasi momento. La chiusura del banner comporta il consenso ai soli cookie tecnici necessari.

Close Popup
Privacy Settings saved!
Impostazioni

Quando visiti un sito Web, esso può archiviare o recuperare informazioni sul tuo browser, principalmente sotto forma di cookies. Controlla qui i tuoi servizi di cookie personali.

Questi cookie sono necessari per il funzionamento del sito Web e non possono essere disattivati nei nostri sistemi.

Cookie tecnici
Per utilizzare questo sito web usiamo i seguenti cookie tecnici necessari: %s.
  • wordpress_test_cookie
  • wordpress_logged_in_
  • wordpress_sec
  • wordpress_gdpr_cookies_allowed
  • wordpress_gdpr_cookies_declined
  • wordpress_gdpr_allowed_services

Rifiuta tutti i Servizi
SALVA
Accetta tutti i Servizi
-
00:00
00:00
Update Required Flash plugin
-
00:00
00:00