“Ho preso il fucile e ho sparato, ho fatto quello che andava fatto. Mi sono liberato, era matto mio figlio. E mia moglie difendeva sempre Mirko”. A Camaiore, provincia di Lucca, un uomo di 63 anni ha ucciso moglie e figlio di 24 anni. Da tempo la situazione familiare era segnata da contrasti e litigi derivanti dall’omosessualità del ragazzo, che sui social aveva scritto “Ragazzi è brutto pensare che un padre ti preferisca morto piuttosto che gay“.
“Hanno iniziato chiedendomi: Che razza sei? Io ho fatto il finto tonto e ho risposto: Sono italiano. Ma avevo capito benissimo dove volevano arrivare, forse pensavano che fossi una ragazza trans perché mi dicevano: Se hai il capello lungo e lo smalto, perché hai la barba? Quindi sono arrivati gli insulti”. Un trentenne di Bologna racconta l’aggressione subita da una decina di giovanissimi sul bus mentre rientrava da lavoro. L’episodio si è concluso con un pugno ai danni di un’amica che provava a difenderlo.
“Dicevano che eravamo due donne. Io però non sono una donna. Per loro invece sì. Li ho sentiti perfino dire che avrebbero preferito che la figlia morisse, piuttosto che stare con uno come me. Un masculillo”. Ciro Migliore era il compagno trans di Maria Paola Gaglione, uccisa a Caivano dal fratello che ha speronato il motorino su cui viaggiavano, nel tentativo di riportare a casa la sorella, colpevole di essersi innamorata di una femmina.
“È stato duro aspettare tutto questo tempo, il processo inizierà quasi due anni dopo i fatti. Vogliamo incoraggiare le persone colpite dalla violenza omofoba e transfobica a denunciare e a rompere il silenzio. È importante far conoscere questa realtà, quello che accade tutti i giorni, perché se ne parla troppo poco. C’è paura di denunciare e c’è sfiducia nelle istituzioni”. Stephano Quinto, 26 anni, aveva subito un’aggressione omofoba nella notte di Capodanno 2025 a Roma, mentre passeggiava con il suo ragazzo.
Omofobia e bitransfobia possono manifestarsi in forme diverse, accomunate però dalla stessa matrice: il rifiuto della diversità. Dai pregiudizi che sfociano nell’aggressione in strada fino alla violenza consumata all’interno della famiglia, emerge un clima in cui stereotipi e discriminazione possono trasformarsi in odio. Colpisce anche il timore delle vittime di denunciare e la percezione di una tutela insufficiente. La cronaca ricorda così che questi fatti non sono episodi isolati, ma il segnale di un fenomeno sociale che richiede prevenzione, educazione e una risposta efficace delle istituzioni.