“La Radice delle cose”: con Prisco De Vivo si riscopre la luce dell’arte nelle tenebre del presente

di Vittorio Paolino Pasciari

Conoscere il pensiero dell’artista può favorire una maggiore comprensione della sua ricerca: così si apre la prefazione di Alberto Dambruoso al testo, curato da Rosaria Ragni Licinio e pubblicato nel 2023 per Mimesis editore, che raccoglie interviste, testi e immagini dell’opera di Prisco De Vivo, artista impegnato che ha fatto della sua vita una forma di arte. La scrittura intesa come pensiero critico profondo intriso di filosofia, la poesia evocatrice di potenti visioni, la pittura di matrice espressionista… tre sono le forme della medesima arte che accompagnano il lettore all’emozionante scoperta di un talento suggestivo capace di aprire gli occhi in un presente dove più che mai serve l’ineguagliabile potere curativo della cultura vera.

CENNI BIOGRAFICI   Il pittore, scultore, designer e poeta Prisco De Vivo (Napoli, 1971) manifesta la sua predisposizione all’arte fin dalla fanciullezza. L’atelier “Lucis – Art Studio Gallery” dove il maestro opera è situato a Quadrelle, in territorio irpino, ed è luogo di incontro e contaminazioni tra le arti. Come poeta ha pubblicato ben 5 raccolte di versi: Dell’amore del sangue e del ricordo (2004), Ad Auschwitz (2007), Dalla penultima soglia (2008), Il lume della follia (2020), Una bocca di Rosamiele (2022). Da segnalare è anche il saggio Rubina Giorgi. Sacrificio per la parola (2020).  

SINOSSI   Il segno e la voce sono le cifre che rendono identificabile un artista: il segno e la voce di Prisco De Vivo sono entrati a pieno titolo nelle vite di coloro che l’arte la vivono quotidianamente in quanto “addetti ai lavori” o semplici fruitori. Questo libro definisce la figura eclettica dell’artista napoletano attraverso una raccolta delle sue numerose interviste rilasciate dal 1995 al 2020. Tra gli intervistatori ritroviamo non solo numerosi giornalisti, ma anche esponenti della cultura, che rappresentano i linguaggi e i punti di vista attraverso cui la personalità complessa dell’artista e dell’uomo viene messa a nudo. Poesia e società sono fra i temi importanti che propongono spunti continui per nuove riflessioni.

A supporto delle interviste il volume contiene una serie di fotografie, testimonianze, di scambi epistolari con esponenti del mondo dell’arte contemporanea e immagini dell’artista nel suo studio e delle sue opere. In queste pagine il lettore potrà godere anche della lettura di alcune poesie di De Vivo, che sono in stretta connessione con le sue opere pittoriche e scultoree, in un percorso che esplora i vari linguaggi dell’arte, compreso il design, per ricondurre il tutto a un unico “sentire”. Risultato finale è un testo peculiare nel suo essere a metà tra una raccolta di interviste e un catalogo d’arte: un testo utile per scoprire il pensiero profondo che genera ogni atto creativo.

 

ANALISI   Interviste e testimonianze in versi o in immagini a colori sono introdotte da una scrittura che in ogni capitolo appare scorrevole ed accessibile a lettori, dai più esperti ai meno appassionati. Il ritratto che emerge è quello di un artista che fin dagli inizi si impegna a combinare elementi in antitesi per far emergere il messaggio che va dalla rinascita dalle ceneri fino alla riscoperta del sacro attraverso il buio. I lettori, dagli esperti o appassionati di arte fino ai profani che ancora hanno occhi per guardare e cuore per riconoscere il potere curativo della cultura oltre l’apparenza dell’ignoranza potranno dirsi soddisfatti, incuriositi e stimolati a conoscere di persona autore e opere.

 

“Camminavo lungo la strada con due amici quando il sole tramontò, il cielo si tinse all’improvviso di rosso sangue. Mi fermai, mi appoggiai stanco morto ad una palizzata. Sul fiordo nero-azzurro e sulla città c’erano sangue e lingue di fuoco. I miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura… E sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura”.
(Edvard Munch, L’urlo 1893).

 

EMOZIONI SU TELA   Fra le fonti di ispirazione più volte citate da Prisco De Vivo spiccano l’espressionismo ed Edvard Munch (1863-1944). Il movimento artistico che dalla Germania si diffuse negli anni ’20 del XX secolo si proponeva, in opposizione a correnti contemporanee e passate – impressionismo, naturalismo, simbolismo, modernismo Liberty – di proiettare (lat. exprimo “premere fuori”) l’anima dell’artista direttamente nella realtà senza mediazioni: lo spirito si ribella alla materia e l’arte si identifica con la vita. Molto dovettero incidere sui rappresentanti di questa nuova corrente i concetti elaborati da Sigmund Freud (inconscio) e dal filosofo Henri Bergson (slancio vitale).

La natura che si riproduce è ricca di contenuti sociali e di drammatica testimonianza della realtà nella sua veste più amara e tormentata, tale era il contesto di partenza della Germania di primo ‘900: guerra, contraddizioni politiche, perdita di valori ideali, lotte di classe. Lo scopo appare quello di ritrovare la comunicazione diretta arte-spettatore che una troppo marcata visione col filtro della scienza aveva reso di difficile accesso allo spettatore.

Innegabile è la ripresa del concetto di estetica romantica e l’obiettivo espressionista appare in forma embrionale già in autori post-impressionisti come Gauguin e Van Gogh. L’opera d’arte non riproduce fedelmente la realtà, ma il ruolo intermedio tra l’artista e il mondo, tra il sentimento e le idee che l’opera manifesta – la volontà di esprimere tensioni, stati d’animo e sentimentie l’ambiente che rappresenta – predilezione per nudi,  paesaggi, scene di vita quotidiana, città.

Linee curve, dure e spezzate che deformano i corpi, l’uso esasperato di colori violenti e innaturali, la sintesi della forma, l’incisività del segno: queste caratteristiche, unite al recupero di tecniche in disuso (es. la xilografia) contribuiscono a delineare con maggiore schiettezza la sofferenza della condizione umana ed esaltano la spontaneità dell’ispirazione grazie ad un linguaggio incisivo, immediato e a volte eccessivo.

La tensione interiore che proietta l’angoscia della condizione umana che soffre, viene ignorata e muore nella falsa apparenza della modernità e soprattutto la “pittura dell’anima” che preferisce l’immaginazione alla raffigurazione in cui la realtà si fa simbolo degli stati d’animo è diventata iconica nella rappresentazione del quadro più celebre del pittore norvegese Edvard Munch: L’urlo.

 

Quadrelle (AV)

 

DALLE TENEBRE ALLA LUCE   Trascendenza attraverso un’arte oscura in continua ricerca: con le stesse parole di Prisco De Vivo si può riassumere la forma di arte che emerge dalle pagine qui prese in esame. La ricerca continua è parte integrante dell’artista si dagli inizi: ricerca della sua luce, della bellezza della materia nei suoi frantumi, del centro di qualcosa che non si è mai avvicinato e che rimaneva per sempre nell’ombra sospeso nella memoria, della vera bellezza, quella degli umili e degli ultimi segnati dal sacrificio, dello scontro eterno fra bene e male, tra giorno e notte, fra tenebre e luce come un pendolo e della forza di fermare quel pendolo e riconoscere i nostri limiti nel buio e la nostra forza nella luce.

 

“Ho sempre ricercato per cogliere il centro di qualcosa che non si era mai avvicinato, qualcosa che rimaneva per sempre nell’ombra, sospeso nella memoria” (Prisco De Vivo)

 

L’arte in Prisco De Vivo si manifesta come espressione dell’interiorità intimista e inquietante dell’autore e per essere compresa ed ammirata l’oggetto descritto in ogni sua componente ed in ogni sua forma – pittura, poesia, scultura – va letto letto come simbolo che racchiude anche un’impronta filosofica. Le opere sono raggruppate per cicli, ognuno collegato da un filo rosso che crea una continuità dialettica.

Si può partire da un’indagine sulla storia dell’uomo, sulla sua psiche, sul tempo, la memoria e lo spazio tramite mezzi espressivi come cenere, figura e colore nelle Riemersioni della cenere (1994): quest’ultima va letta come simbolo della mortalità autodistruttiva della società, della dissoluzione corporea attraverso la morte di chi ci ha preceduto, del disagio dell’uomo contemporaneo in particolare nell’età della gioventù. Si può proseguire con le carte da imballaggio e la carta velina di Malinconia dell’uovo, con la plastica ricavata da buste dell’immondizia di Ripari e arrivare ai residui di orzo stemperati su tela in unione a olio e acrilico di Bamboline in bocca (1998-99). Simboli ancora sono da evidenziare nei componimenti poetici che fanno – parole dell’autore – da perfetto riflesso a ciò che la pittura e la scultura non possono esprimere: le parole semplici richiamano immagini di violenta potenza visiva e le emozioni sono esaltate dal ritmo dei versi spezzati.

L’arte rivisitata dal movimento espressionista si prefiggeva di svelare il fondo di angoscia mascherato e trasfigurato dal benessere apparente. De Vivo fa suo il concetto espressionista, spazia dalla pittura alla scultura fino alla poesia – ognuna procede in parallelo come mezzi espressivi della stessa sostanza – e in una ricerca continua che sembra voler condurre spettatore e lettore verso una dimensione trascendente per giungere fino alla luce del divino dopo aver attraversato le tenebre del dolore. In una realtà dominata dal degrado totale votato al demone-danaro e all’apparenza sostenuta dalla paura di andare oltre, la cultura vera attraverso l’arte può davvero consolare e salvare chi non ha ancora mente e cuore inariditi dalla depressione.

 

Il testo è reperibile sul web.

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