La chiesa di San Giovanni Battista riapre dopo i lavori di restauro, risanamento conservativo e valorizzazione. Alle 18 di sabato 6 giugno il taglio del nastro, la presentazione dei lavori effettuati oltre che delle idee sulla nuova vita dell’immobile di proprietà del Comune di Scisciano. La cerimonia si terrà alla presenza del sindaco Antonio Ambrosino e dell’amministrazione comunale oltre che dei tecnici e degli enti istituzionali che hanno preso parte al processo di recupero dell’edificio. Gli interventi realizzati nella chiesa di San Giovanni Battista sono stati, infatti, finanziati attraverso il CIS “Dalla terra dei fuochi al giardino d’Europa”, sottoscritto il 26 gennaio del 2022.

“La chiesa di San Giovanni Battista – dice il primo cittadino – torna a splendere ed a rappresentare il simbolo delle nostre radici e della nostra storia. Sarà un punto di riferimento culturale e sociale per il territorio cittadino. Il luogo dove la nostra comunità potrà ritrovarsi per sentirsi partecipe del percorso di crescita che si alimenta con il confronto, il dialogo, la partecipazione e la condivisione degli obiettivi. Un risultato importante per Scisciano, ottenuto grazie alla sensibilità di Mara Carfatgna, che da Ministro per il Sud attivò lo strumento dei contratti istituzionali di sviluppo creando le precondizioni per assicurare a tutti i cittadini pari opportunità nel miglioramento del benessere sociale e culturale”.

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Nell’ambito della riqualificazione dello Sporting Club a Nola è staro finanziato il nuovo Palazzetto dello Sport: ok per il progetto da 3,5 milioni di euro. Un risultato importante che simboleggia la volontà di valorizzare un polo sportivo strategico come lo Sporting Club ed un deciso passo avanti nelle programmaticità immaginate dal sindaco Andrea Rugiero e la sua amministrazione: è arrivato infatti l’ok per il progetto di finanziamento per la realizzazione del nuovo Palazzetto dello Sport multifunzionale all’interno del complesso sportivo “Sporting Club” in via Seminario.

L’intervento consentirà di trasformare un’area oggi ammalorata ed inutilizzata, occupata da due campetti, uno di calcio a 5 ed una pista di pattinaggio in disuso, in una moderna struttura sportiva che punterà ad ospitare le attività di tante associazioni sportive del territorio. La struttura sarà composta da un grande palazzetto multifunzionale con campo centrale destinato alla pratica della pallacanestro, della pallavolo, del calcio a 5 e del tennis, oltre ad una tribuna da circa 216 posti a sedere, comprensiva di postazioni dedicate alle persone con disabilità.

L’investimento complessivo ammonta a 3,5 milioni di euro, di cui 2.916.666,67 euro finanziati attraverso le risorse dell’avviso nazionale “Sport e Periferie 2025” promosso dal Dipartimento per lo Sport della Presidenza del Consiglio dei Ministri, mentre la restante quota di 583.333,33 euro sarà garantita dal Comune di Nola. Il complesso sarà inoltre dotato di spogliatoi per atleti e arbitri, deposito, locali tecnici, infermeria, uffici di direzione, bar, biglietteria e servizi per il pubblico, nel rispetto dei più moderni standard di accessibilità e funzionalità.

Con questo finanziamentodichiara il sindaco Andrea RuggieroNola compie un passo fondamentale verso il potenziamento della propria dotazione sportiva e sociale., dando consequenzialità a quanto affermato già in campagna elettorale. Lo sport rappresenta uno straordinario strumento di crescita, inclusione e aggregazione, soprattutto per i più giovani. Ma voglio cogliere l’occasione per ribadire come questa sia solo un punto di partenza per lo Sporting, anche per il calcio ci aspettano importanti novità nelle prossime settimane“.

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Quando la toppa è peggio del buco“. Comincia così a Nola la segnalazione polemica del consigliere di Opposizione in riferimento ai lavori di manutenzione della piazzetta Sant’Antonio Abate. A segnalarlo il consigliere d’Opposizione, Maurizio Barbato.

È da mesi che chiedo, nelle diverse sedi istituzionali, anche in Consiglio Comunale oltre che attraverso social, la sistemazione di una piccola superficie di Piazza Sant’Antonio Abate a Nola, dove mancavano i sanpietrini, creando non solo una bruttura nel pieno centro storico, ma anche un potenziale pericolo per cittadini e visitatoriafferma Maurizio Barbato nella sua segnalazioneDopo mesi di attesa, si è finalmente intervenuti. Come? Con una bella asfaltata. Sì, asfalto su una piazza storica del centro cittadino“.

E allora una riflessione è inevitabile – aggiunge il consigliere- se un intervento così semplice mette in crisi l’amministrazione fino al punto di ricorrere a una soluzione tanto approssimativa, e se questa è la sensibilità con cui si affrontano anche i più basilari lavori di manutenzione urbana, allora viene davvero da chiedersi se ci sia speranza per il futuro della nostra città. Perché qui non è solo questione di decoro, ma di rispetto per la storia, per i luoghi e per i cittadini”.

La piazzetta è un punto importante del centro storico, vista la vicinanza all’ufficio centrale delle Poste ma anche al percorso dei Gigli che a breve balleranno durante la millenaria Festa dei Gigli. Molti cittadini e utenti hanno segnalato simili disagi in zona, segnalando anche ulteriori problemi in un’altra area del centro, quella della Piazza Matteotti e della vicina Piazza Morelli e Silvati. Le segnalazioni, in questo caso, parlano di bivacco, feci umane negli angoli e parcheggiatori abusivi in presenza fissa. L’auspicio è che ci sia un intervento immediato dato che a breve la città si troverà ad ospitare decine di migliaia di persone.

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Al Monaldi un intervento mai realizzato prima in Italia. A comunicarlo è direttamente la direzione dell’ospedale napoletano. Maria, nome di fantasia, conviveva da tempo con una grave insufficienza della valvola tricuspide, una malattia del cuore che può provocare affaticamento importante, difficoltà respiratorie, gonfiore alle gambe e un progressivo peggioramento della qualità di vita. Per pazienti come lei, spesso fragili e non candidabili a un intervento tradizionale a cuore aperto, le possibilità di cura possono essere molto limitate.

All’Ospedale Monaldi di Napoli, l’equipe di Cardiologia interventistica della Cardiologia – UTIC “Vanvitelli” ha realizzato per lei un intervento innovativo: la sostituzione della valvola tricuspide per via transcatetere attraverso la vena giugulare. Si tratta del primo intervento di questo tipo eseguito in Italia, il settimo in Europa.

Un enorme passo in avanti per il trattamento dell’insufficienza tricuspidale grave, una patologia a lungo considerata difficile da affrontare e spesso definita, non a caso, malattia della “valvola dimenticata”. Negli ultimi anni, infatti, la possibilità di sostituire la valvola senza ricorrere alla chirurgia tradizionale ha aperto nuove prospettive per pazienti complessi e ad alto rischio. Al Monaldi questa tecnica è già stata utilizzata con successo attraverso il consueto accesso dalla vena femorale, con 7 impianti eseguiti in altrettanti pazienti, tutti dimessi a pochi giorni dalla procedura.

Nel caso di Maria, però, la particolare anatomia della paziente non consentiva di utilizzare l’accesso femorale. Per questo motivo l’équipe ha scelto una via alternativa, passando dalla vena giugulare, con una procedura di altissima complessità.

Questo risultato conferma il livello raggiunto dalla nostra Cardiologia interventisticadichiara il professor Paolo Golino, direttore dell’UOC Cardiologia UTIC VanvitelliSiamo in grado di trattare in modo efficace una valvulopatia complessa, evitando in molti casi il ricorso alla chirurgia a cuore aperto. È un’opportunità rilevante soprattutto per pazienti fragili, nei quali un intervento cardiochirurgico tradizionale comporterebbe rischi altissimi“.

Che si tratti di un risultato straordinario lo spiega il dottor Maurizio Cappelli Bigazzi, primo operatore della procedura:Parliamo di persone che convivono con una malattia invalidante e ad alto rischio, e che fino a pochi anni fa avevano possibilità di cura molto limitate. Oggi possiamo offrire una risposta concreta anche a pazienti che, per ragioni anatomiche, non possono essere trattati con l’approccio tradizionale dalla vena femorale“.

L’intervento è stato possibile grazie al lavoro di una squadra multidisciplinare composta da cardiologi interventisti, ecocardiografisti, anestesisti, infermieri e personale tecnico specializzato. Hanno preso parte alla procedura: i dottori Renato Bianchi, Giovanni Ciccarelli e Donato Tartaglione, cardiologi interventisti; Gemma Salerno e Marco Malvezzi, ecocardiografisti; Teresa Palladino, Nadia Della Cioppa e Annamaria Guarino.

L’Azienda Ospedaliera dei Colli continua a investire in innovazione, competenze e tecnologie capaci di migliorare concretamente la vita dei pazientidice il Direttore Generale Anna IervolinoIl risultato ottenuto al Monaldi conferma la centralità del nostro ospedale nel panorama nazionale ed europeo della cardiologia avanzata e testimonia il valore di una sanità pubblica capace di offrire risposte di alta specialità anche nei casi più complessi“.

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La Magione di Cimitile “Godfrey de  Saint Omer “ sarà presente al Capitolo del Sovrano Ordo Templi Hierosolymitani – Equites Templares, in programma il 13 giugno 2026 presso il Castello di Bussi sul Tirino, in Abruzzo. Le Dame e  Cavalieri  Templare appartenenti  alla Magione  di Cimitile “Godfrey de  Saint Omer”  parteciperanno  insieme ai fratelli e alle sorelle delle altre Magioni ed  provenienti da diversi territori italiani e internazionali.

L’evento rappresenta un importante appuntamento storico, spirituale e culturale legato alla tradizione templare e si svolgerà nella suggestiva cornice del Castello di Bussi sul Tirino, struttura di verosimile matrice templare risalente al 1092 e situata nel cuore del Parco Nazionale del Gran Sasso.

Il Sovrano Ordo Templi Hierosolymitani – Equites Templares costituisce la naturale prosecuzione dell’antico Ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo, fondato nel 1118 a difesa dei pellegrini diretti in Terrasanta. Oggi l’Ordine porta avanti attività sociali, culturali e storiche sotto la guida del Sovrano Gran Maestro Principe Enzo Mattani di Kerak, Sovrano di Kerak e Cipro e capo dell’omonima Casata.

Il programma del 13 giugno si aprirà alle ore 9:30 con la processione dei Cavalieri dal castello, seguita alle ore 10 dal Capitolo Magistrale e dalla Santa Messa nella chiesa di Santa Maria dell’Assunta, officiata da Sua Eminenza Reverendissima il Cardinale Gerhard Ludwig Müller, Cardinalis Patronus del Sovrano Ordine.

Nel pomeriggio, alle ore 16, si terrà inoltre un convegno aperto al pubblico con la partecipazione del noto storico e ricercatore Roberto Giacobbo, autore di Voyager, dedicato allo spirito templare contemporaneo e alla storia dell’Ordine. La manifestazione, patrocinata dal Comune di Bussi sul Tirino, punta a valorizzare il Castello quale luogo simbolico e culturale di riferimento per l’intero territorio.

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Mercoledì 3 giugno, la Sala Alvarez del Comune ha ospitato un nutrito gruppo di amministratori locali in occasione dell’incontro pubblico con Fausto Picone, candidato alla Presidenza della Provincia di Avellino. Un confronto autentico, lontano dalle logiche delle “stanze chiuse”, che ha visto la fascia tricolore di casa, Vincenzo Biancardi, accogliere i numerosi rappresentanti istituzionali del Mandamento Baianese.

Al tavolo dei relatori sono intervenuti, tra gli altri, il primo cittadino di Baiano, Enrico Montanaro, e quello di Mugnano del Cardinale, Alessandro Napolitano, entrambi concordi sulla necessità di avviare un nuovo corso per l’ente. Il dibattito si è focalizzato sulle criticità di una Provincia rimasta a lungo ferma. Picone ha analizzato i limiti della gestione recente: l’immobilismo, i progetti strategici non attuati e un metodo amministrativo che ha privilegiato l’isolamento rispetto al dialogo costante con le comunità locali.

“Il nostro obiettivo è cambiare immediatamente passo e dare sostanza a un ente oggi non percepito. La mia è la proposta di un Sindaco che come amministratore affronta ogni giorno i problemi dell’Irpinia, conoscendone le urgenze. L’attuale condizione politica richiede un intervento netto. Il nostro lavoro si baserà sull’ascolto e sulla responsabilizzazione dei consiglieri, chiamati a essere parte attiva del cambiamento. La nostra campagna elettorale si è fondata sulla concretezza, evitando promesse prive di fondamento” ha dichiarato il candidato.

L’onorevole Vincenzo Alaia, presente all’iniziativa, ha sottolineato il valore politico dello stimato amministratore di Candida: “La candidatura di Fausto Picone nasce da un consenso reale, non è imposta dall’alto. L’intenzione è stata chiara fin dall’inizio: costruire la casa degli amministratori. Vogliamo eleggere una guida vicina ai territori, capace di tutelare gli interessi dei cittadini senza compromessi. Lo sostengo da tempo e voglio ribadirlo: il presidente della Provincia non appartiene a singoli colori politici o ideologie. Deve essere il rappresentante di tutti.”

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La Polizia di Stato ha tratto in arresto a Nola un 71enne, con precedenti di polizia, anche specifici, con l’accusa di possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi, falsa attestazione o dichiarazione a pubblico ufficiale e contraffazione del sigillo dello Stato. In particolare, gli agenti del Commissariato di Nola, durante il servizio di controllo del territorio, nel transitare nei pressi di un esercizio commerciale a Nola, sono stati avvicinati dal titolare dell’attività in questione, il quale ha raccontato che un soggetto, presente all’interno del negozio stesso, aveva tentato di ottenere un finanziamento finalizzato all’acquisto di dispositivi elettronici, esibendo documentazione falsa. Pertanto, i poliziotti hanno controllato il 71enne che durante le fasi dell’identificazione ha esibito un documento d’identità contraffatto poiché privo degli elementi di sicurezza previsti. Per tali motivi, l’uomo è stato tratto in arresto dagli agenti.

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Ancora un morto sul lavoro tra Napoli e provincia. Nel pomeriggio del 3 giugno è morto un operaio di 63 anni. L’uomo, lavoratore di uno stabilimento in via Fasano in zona Poggioreale, sarebbe stato investito da un mezzo pesante in manovra. Sul posto gli agenti della Questura di Napoli. Si tratta del secondo morto sul luogo di lavoro in meno di 72 ore tra Napoli e provincia dopo l’incidente mortale costato ad un altro operaio in un ristorante di Ercolano durante uno spurgo ad un pozzo.

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Il 3 giugno 1965 rappresenta una data fondamentale nella storia del Caribe e, più in generale, dei processi di cooperazione regionale. In questo giorno, venne firmato il trattato che diede vita alla Comunità dei Caraibi Orientali (OECS, Organization of Eastern Caribbean States), un’organizzazione internazionale volta a promuovere la collaborazione economica, politica e culturale tra gli stati membri. Questo accordo rappresentò un punto di svolta nella storia della regione, caratterizzata da economie insulari fragili, limitate risorse naturali e vulnerabilità politica ed economica. La nascita dell’OECS riflette non solo la volontà dei Paesi caraibici di cooperare per il loro sviluppo, ma anche il contesto internazionale dell’epoca, segnato dalla decolonizzazione e dalla ricerca di modelli di integrazione regionale capaci di garantire stabilità, crescita economica e rappresentanza internazionale.

La genesi dell’OECS va collocata negli anni successivi al processo di decolonizzazione dei territori britannici dei Caraibi. Molte isole, come Antigua e Barbuda, Saint Kitts e Nevis, Saint Lucia e Dominica, stavano progressivamente ottenendo maggiore autonomia politica e si preparavano alla completa indipendenza. Tuttavia, le piccole dimensioni territoriali, la limitata base produttiva e la dipendenza dalle esportazioni di prodotti agricoli – in particolare zucchero, banane e cotone – rendevano questi Stati vulnerabili a shock economici, fluttuazioni dei prezzi internazionali e pressioni geopolitiche esterne. In questo contesto, la cooperazione regionale apparve come una soluzione pragmatica per consolidare le capacità economiche e politiche delle isole.

L’OECS nacque formalmente con la firma del Treaty of Basseterre, avvenuta nella capitale di Saint Kitts e Nevis. Il trattato definiva gli obiettivi principali dell’organizzazione: promuovere la cooperazione economica attraverso politiche commerciali comuni, coordinare le strategie di sviluppo per i settori chiave come turismo, agricoltura e pesca, e favorire la mobilità dei cittadini tra gli Stati membri, includendo l’armonizzazione delle leggi sul lavoro e dei sistemi fiscali. Sul piano politico, il trattato mirava a rafforzare la rappresentanza internazionale dei piccoli Stati insulari, consentendo loro di presentarsi come un blocco coeso nelle negoziazioni economiche e diplomatiche con potenze esterne e organizzazioni internazionali.

Il contesto internazionale degli anni Sessanta favorì la nascita di questo tipo di organizzazioni. La decolonizzazione accelerava in tutto il mondo, con la nascita di numerosi stati indipendenti in Africa e Asia, e le piccole nazioni insulari dei Caraibi cercavano modelli capaci di garantire una maggiore autonomia decisionale e di protezione economica. L’OECS si inseriva quindi in una più ampia tendenza di integrazione regionale, che includeva anche esperimenti in America Latina e in Africa occidentale, come la Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS). L’obiettivo era duplice: consolidare le capacità interne di sviluppo e aumentare il peso politico internazionale dei singoli stati attraverso azioni coordinate.

Sul piano economico, la creazione dell’OECS rappresentò un tentativo di affrontare problemi strutturali comuni. I territori membri avevano economie frammentate e dipendenti da un numero limitato di prodotti agricoli destinati all’esportazione verso mercati esteri, in particolare Europa e Stati Uniti. Le fluttuazioni dei prezzi e la concorrenza internazionale minacciavano costantemente la stabilità economica delle nazioni caraibiche. L’OECS favorì quindi la cooperazione nella gestione delle risorse naturali, nello sviluppo delle infrastrutture e nella promozione di progetti comuni di turismo e industria leggera. Inoltre, la creazione di un mercato interno regionale e la facilitazione della circolazione dei cittadini permisero di stimolare la mobilità della forza lavoro e di ottimizzare l’impiego delle competenze tra le isole.

Un altro aspetto rilevante della nascita dell’OECS fu il rafforzamento delle istituzioni politiche. La collaborazione tra governi consentì la creazione di organi decisionali comuni, capaci di coordinare politiche economiche e sociali e di rappresentare gli stati membri nelle organizzazioni internazionali. Questo contribuì a creare un senso di identità regionale e di solidarietà politica, elementi fondamentali per piccoli stati che, da soli, avrebbero avuto difficoltà a difendere i propri interessi in contesti internazionali complessi.

La dimensione culturale e sociale dell’OECS è altrettanto significativa. L’organizzazione promosse iniziative per rafforzare la cooperazione educativa, scientifica e culturale, incoraggiando scambi di studenti, programmi di formazione professionale e progetti di tutela del patrimonio culturale. Questo approccio mirava non solo a valorizzare le risorse intellettuali e artistiche delle isole, ma anche a creare una coscienza regionale condivisa, favorendo il dialogo interculturale e la coesione tra comunità separate da confini insulari ma legate da tradizioni storiche e linguistiche comuni.

Nonostante le difficoltà iniziali, l’OECS ha mostrato nel tempo una notevole capacità di adattamento. L’organizzazione ha affrontato sfide legate a limitate risorse finanziarie, disuguaglianze tra membri e pressioni esterne provenienti da istituzioni multilaterali come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale. Tuttavia, attraverso la cooperazione politica ed economica, gli stati membri sono riusciti a sviluppare meccanismi comuni di gestione del debito, politiche fiscali condivise e strategie di sviluppo sostenibile, aumentando la resilienza delle piccole economie insulari di fronte alle crisi globali.

Oggi l’OECS è considerata un modello di integrazione regionale per piccoli Stati insulari. La sua esperienza mostra come la collaborazione tra paesi con economie e risorse limitate possa portare a benefici concreti in termini di sviluppo economico, stabilità politica e coesione sociale. L’organizzazione continua a promuovere programmi comuni in ambiti chiave come energia rinnovabile, cambiamento climatico, gestione dei disastri naturali e tutela dell’ambiente marino, affrontando le sfide contemporanee in maniera coordinata e sostenibile.

La creazione della Comunità dei Caraibi Orientali il 3 giugno 1965 rappresenta quindi un esempio di visione strategica e lungimiranza politica. Attraverso la cooperazione economica, la coordinazione politica e la valorizzazione culturale, l’OECS ha dimostrato che anche piccoli Stati, apparentemente fragili, possono influenzare positivamente il proprio sviluppo e rafforzare la propria presenza nello scenario internazionale, promuovendo un modello di integrazione che coniuga autonomia, solidarietà e innovazione.

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