Novembre: il mese dei … ? Non è difficile completare la dicitura che identifica il penultimo mese dell’anno con il termine “morti”. Si, perché è così scolpito nella mente e nel linguaggio popolare che “Novembre è il mese dei morti” che risulta quasi assurdo dire che è sbagliato.
Facciamo un esempio. Quando si è alla ricerca di un libro da acquistare, gettando un’occhiata a destra e a sinistra, dalla copertina e dal titolo, più o meno, riusciamo a risalire alla tematica che si svilupperà al suo interno. Per analogia, possiamo dire lo stesso per il mese di Novembre. Il giorno che apre il mese, la sua solennità liturgica, la sua copertina, ci informa che ci troviamo nella Solennità di Ognissanti. Volendo, dunque, correggere la dicitura iniziale, dovremmo dire che il mese di novembre è il mese “di tutti i santi”.
Ma cosa si intende per Ognissanti? E soprattutto, cos’è la santità? Chi può definirsi santo? Sicuro che possiamo ancora aspirare alla santità? Per meglio comprendere, cerchiamo di andare all’etimologia stessa del termine. Se il nostro “santo” deriva dal latino sanctus (rendere santo), la sua origine più arcaica deriva dall’ebraico qādôš (qados), ovvero “separare”, “mettere da parte per Dio”. Il santo, dunque, è certamente una persona “buona” ma che ha reso la sua vita un dono totale per Dio, che ha saputo separare da sé ciò che non è bene. In altri termini, essere santi significa decidersi, essere coerenti.
Da quanto detto, possiamo rispondere anche alle altre domande: La Chiesa, nel celebrare un’unica festa per tutti i santi, celebra tutti quegli uomini e donne, forse anonimi ai molti, che nella vita sono stati coerenti, che si sono impegnati a togliere il male dalla loro quotidianità. Da ciò, inoltre, è evidente che tutti, e sottolineo tutti, possono e devono santificare la loro vita. E allora, se è vero che nelle nostre chiese non ci saranno nicchie a sufficienza per tutti i santi, è altrettanto vero che la santità è una chiamata per tutti. Ogni uomo, di ogni epoca, in qualsiasi condizione sociale, deve impegnarsi a “separare” ciò che non è bene dalle sue scelte di vita, decidersi per il bello al fine di rendere il mondo in cui vive sempre migliore.