Un uomo di 50 anni è stato arrestato a Benevento per atti persecutori nei confronti della sua ex moglie. La colpa della donna, agli occhi di lui, era una sola: dopo la separazione aveva scelto di ricominciare, di legarsi a un’altra persona, una scelta che lui non ha mai accettato, e che ha trasformato in un obiettivo da perseguitare.
Le minacce arrivavano via WhatsApp, continue, ossessive. Insulti, intimidazioni, messaggi che non le lasciavano un attimo di respiro. Fino all’ultima, quella che racconta meglio di ogni altra il livello di pericolo raggiunto: “ti uccido a Pasqua”, scritto nero su bianco, con la stessa freddezza con cui si fissa un appuntamento.
La donna ha denunciato, ha raccontato tutto alla Polizia, mesi di vessazioni subite in silenzio, e da quella denuncia sono partite le indagini. Ad un certo punto poi la donna ha preso una decisione che dice tutto sulla disperazione a cui era arrivata: ha lasciato la sua città, si è trasferita in un altro comune della provincia, ha cercato di mettere distanza fisica tra sé e il suo persecutore. Una scelta radicale, dolorosa, che nessuno dovrebbe essere costretto a fare, ma che non è bastata, perché le minacce non si sono fermate, anzi, sono peggiorate.
La Squadra Mobile ha atteso l’uomo nei pressi della sua abitazione. Quando è arrivato in auto, è stato bloccato e perquisito, ed è qui che la storia prende una piega ancora più inquietante: sotto il sedile, nascosti, c’erano una confezione di diavolina e un binocolo, due oggetti che, in quel contesto, raccontano qualcosa di premeditato e di molto più pericoloso di una semplice sfuriata. Entrambi sono stati sequestrati insieme al cellulare. L’uomo è in carcere e la vittima, si spera, può cominciare a respirare. Ma quello che questa storia racconta è che la fine della relazione non è ancora, nel nostro Paese, una garanzia di libertà, che separarsi da qualcuno che non accetta i confini può costare la casa, la città, la routine, la serenità, che il sistema di protezione esiste ma non basta, e che tra le norme e la realtà vissuta da chi ha paura resta uno spazio troppo grande, troppo pericoloso, troppo spesso pagato da chi non avrebbe dovuto pagare nulla.