A Cetara, il 30 luglio, il palco era sul molo e davanti c’era una platea fatta di residenti e turisti. Quando la musica è finita, gli applausi sono andati avanti ancora per un po’. Giacomo Casaula era lì con la sua formazione al completo: Stefano Torino alla chitarra, Andrea Barone alle tastiere, Luca Masi al basso e Matteo Esposito alla batteria Quella serata racconta bene il momento artistico che sta vivendo Casaula, nato a Napoli nel 1992 e oggi residente a Cava de’ Tirreni. Il 2026 è stato infatti un anno pieno di appuntamenti, con spettacoli molto diversi tra loro ma legati dalla sua abitudine di mettere insieme musica, parole e teatro.
Il primo passaggio importante è arrivato il 24 gennaio a Villa di Donato, dove ha portato per la prima volta a Napoli “Eretici”, recital di teatro-canzone scritto, diretto e interpretato da lui. Sul palco, insieme ad Andrea Barone al pianoforte e Vincenzo Corrado al violino, ha fatto incontrare tre figure molto diverse della cultura italiana: Pier Paolo Pasolini, Giorgio Gaber e Fabrizio De André. I loro testi sono diventati parti di un unico racconto, alternando canzoni e momenti recitati. “Qualcuno era comunista”, “La città vecchia”, “Le ceneri di Gramsci” e gli “Scritti corsari” sono entrati nello stesso spettacolo per mettere a confronto tre autori che, pur partendo da esperienze differenti, hanno raccontato il disagio verso il potere, il consumismo, l’omologazione e le persone lasciate ai margini. Tra questi nomi, Gaber occupa da tempo un posto particolare nel percorso di Casaula. Il teatro-canzone sviluppato dal cantautore milanese insieme a Sandro Luporini è infatti uno dei riferimenti più importanti del suo lavoro. Nel 2024 Casaula gli ha dedicato anche l’EP “Far finta di essere Gaber”.
Poi è arrivata la Costiera. Il 24 luglio, nello spazio davanti alla chiesa di San Pietro a Cetara, Casaula ha partecipato a “Francesco – Storia di una conversione”, spettacolo scritto e diretto da Francesco Puccio. Un lavoro che unisce teatro e musica e che si inserisce nelle celebrazioni per gli otto secoli dalla scomparsa di San Francesco.
Pochi giorni dopo, il 30 luglio, è tornato sullo stesso territorio con “Napolidì”, questa volta insieme alla sua band. Lo spettacolo era nato nel 2022 proprio a Villa di Donato, inizialmente costruito sulla presenza di voce, chitarra e tastiere. Oggi è diventato un progetto più ampio, sostenuto da una formazione musicale completa. Al centro resta Napoli, raccontata senza nasconderne né la bellezza né le contraddizioni. Casaula porta sul palco emozioni e punti di vista diversi: la malinconia, l’ironia, il legame con la propria città e quella speranza che riesce a comparire anche nei momenti meno semplici. Nel repertorio trovano spazio autori e artisti come Erri De Luca, Raffaele La Capria, Domenico Rea, Pino Daniele, Eugenio Bennato, Tommaso Primo, Liberato e Massimo Troisi. Il progetto tornerà a Napoli il 23 aprile 2027, quando Villa di Donato ospiterà “Napolidi ’27”, nuova versione dello spettacolo ideato e interpretato da Casaula.
C’è poi un altro lavoro che procede lontano dai riflettori: la scrittura. Dopo “Scie ad andamento lento”, pubblicato da Edizioni Mea nel 2019, e “Siamo tutti figli unici”, Casaula sta lavorando al suo terzo romanzo. Di questo nuovo libro si sa ancora poco. L’autore ha però anticipato che il punto di partenza sarà una vicenda di cronaca e che il tema sarà il dolore dell’esistenza, quella sofferenza che spesso le persone cercano di mettere a tacere.
L’artista si è raccontato in un’intervista a Zerottouno News, affrontando i diversi aspetti della sua attività, dai progetti teatrali alla musica, fino alla narrativa e alla sfida di trasformare una vicenda di cronaca in letteratura:
Partiamo da Cetara: dopo una serata vissuta davanti a un pubblico così numeroso, qual è la sensazione che ti rimane quando scendi dal palco e ti ritrovi finalmente da solo?
C’è sicuramente un contrasto di emozioni forti. Mi capita di ripensare ai momenti più intensi, quelli dove si crea quel filo assoluto tra attore e spettatore.
Nel tuo lavoro Napoli torna continuamente, ma non sempre nello stesso modo. Che città stai raccontando oggi rispetto a quella che raccontavi quando hai iniziato?
Una città in continua trasformazione, dove i contrasti, le disuguaglianze e le ingiustizie aumentano paradossalmente anche insieme alla Bellezza e a luci impreviste e inattese.
“Eretici” mette insieme Pasolini, Gaber e De André. Se potessi avere per una sera tutti e tre seduti davanti a te, quale domanda faresti a ciascuno di loro?
L’emozione sarebbe troppa e le domande sarebbero infinite…
Gaber è una presenza importante nel tuo percorso. Cosa pensi che il suo modo di fare teatro-canzone possa ancora dire a un pubblico che vive completamente dentro un’altra epoca?
Credo che il Teatro-canzone sia un genere senza tempo perché riesce a descrivere la realtà senza orpelli, attraverso un’analisi spietata e ironica. Sono sicuro che anche adesso si possa fare Teatro-canzone secondo queste linee imprescindibili.
“Napolidì” è cambiato parecchio dalla prima versione del 2022. Quanto conta, per un artista, avere il coraggio di rimettere mano a uno spettacolo invece di considerarlo definitivamente concluso?
Gli spettacoli in fondo non finiscono mai, penso che cambino sempre. Ne ‘La realtà è un uccello’ Gaber diceva ‘La realtà è più avanti’, siamo noi a starle dietro o almeno a provarci
Hai interpretato anche “Francesco – Storia di una conversione” di Francesco Puccio. Cosa succede al tuo modo di stare sul palco quando interpreti una storia che non nasce direttamente da te?
E’ ovviamente un approccio diverso, bisogna ascoltare di più, fidarsi dei compagni di scena. Lo ritengo ugualmente stimolante e arricchente.
Stai lavorando al tuo terzo romanzo e hai parlato del dolore di vivere partendo da una vicenda di cronaca. Quanto è difficile trasformare un fatto reale in una storia letteraria senza perdere la verità emotiva di ciò che è accaduto?
E’ sicuramente complicato, soprattutto quando si toccano certi temi. La sfida è proprio questa, cercare di mantenere fino in fondo ogni goccia di umanità attraverso un lavoro di rielaborazione letteraria.
Oggi ti muovi tra canzoni, teatro e narrativa. Se dovessi togliere per un anno una di queste tre dimensioni, quale ti mancherebbe di più e perché?
Piuttosto che toglierne una ne aggiungerei altre, forse lo sto già facendo. Oppure cambierei direttamente mestiere.
Oggi Casaula continua a dividere il proprio tempo tra palcoscenico, musica e scrittura. Dopo un anno passato a confrontarsi con personaggi, autori e storie differenti, il prossimo appuntamento già fissato è quello di aprile a Villa di Donato. Per il nuovo romanzo, invece, bisognerà aspettare che la storia abbia trovato la sua forma definitiva. Ad maiora, Giacomo.