La prima domenica di Avvento: “chi attendo?”

L'anno liturgico entra nel vivo con la Prima Domenica di Avvento

di Padre Raffaele Abagnale

Con la prima domenica di Avvento la Chiesa inizia un nuovo anno liturgico, un nuovo ciclo di letture che l’accompagna addentrandosi nel Mistero di Cristo. Le letture che si susseguiranno hanno modo non solo di far conoscere la vita di Gesù ma, attraverso le sue opere, il “come” Egli desidera prendere volto attraverso la nostra stessa vita. Questo viaggio mira il fedele alla conformazione sempre più al suo Maestro in modo che, vedendo un cristiano, si possa vedere Cristo stesso che opera lungo il corso della storia.

Ma veniamo all’Avvento. Cos’è? L’etimologia del termine ci dice che il termine latino “adventus -us”  sta ad indicare una “Venuta”. Nel linguaggio liturgico è un chiaro riferimento alla venuta di Cristo. Pertanto, esso indica un tempo di preparazione al Natale. Il fedele, aspettando il suo Signore, predispone il cuore e l’intera vita ad accoglierlo con una preghiera di maggior intensità. Se in antichità era considerato un tempo penitenziale, oggi si rivaluta l’esatto opposto della sua natura.

Basti pensare alla nascita di un bambino per comprendere. Quanta gioia, quanti preparativi, quanta attenzione. In questo tempo di attesa, l’uomo è chiamato a prendere sempre più consapevolezza del valore del tempo. Dio, che è al di là del tempo, inizia ad abitare la storia dell’uomo.

Pertanto, il grande insegnamento della Parola alla nostra vita è proprio valorizzare la storia, ogni attimo della nostra esistenza. La vita ha necessità di essere pienamente vissuta ed il mondo ha il diritto di ricevere anche la nostra impronta da custodire. Vivere senza storia, confondere i tempi del nostro vivere, quasi come in una centrifuga dove non si distingue il giorno con la notte, il riposo col lavoro, il tempo delle relazioni con la necessità della solitudine, comporta una mancanza di equilibrio della nostra saluto psico-fisica.

Il tempo, diario della nostra storia, deve necessariamente aiutarci a vivere meglio l’oggi per costruire un futuro migliore. C’è un famoso brano di Jovanotti, Salvami, che ad un certo punto dice: “la storia ci insegna che non c’è fine all’orrore; la vita ci insegna che vale solo l’amore!”. Se solo imparassimo dalla storia a vivere, se solo facessimo delle nostre relazioni un’attesa l’uno dell’altro, l’uno per l’altro.

Dare volto alla Parola, nel tempo di Avvento, è fare del nostro cuore una casa accogliente dove ciascuno possa trovare dimora. Quanta delusione c’è nelle nostre vite. Ci attendavamo la pace ma non smettono si soffiare venti di guerra; attendavamo un mondo più gentile e siamo invasi da cronaca di violenza. È giusto lamentarci, è doveroso gridarlo, ma io sono disposto a cambiare la rotta della storia? Piccoli gesti con grande cuore siano ad illuminare le nostre case, le nostre relazioni.

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