La pianificazione finanziaria: la base per organizzare le proprie vite

di Vincenzo Frate

L’educazione finanziaria, a cui pian piano ci stiamo avvicinando, porta tra i suoi capisaldi la cosiddetta pianificazione finanziaria: creare, in base ai propri progetti di vita ed economici, quelli che sono gli obiettivi intermedi e finali che si vogliono raggiungere nel corso della propria vita professionale e successivamente ed ovviamente di vita familiare. Pertanto, elemento fondamentale diventa avere un reddito sul quale poter basare tutti i propri progetti. Il reddito proveniente da lavoro è quello che generalmente diventa la pietra fondante sulla quale viene costruita la sovrastruttura ideale del percorso di vita.

Certamente parlare di reddito stabile e certo, per lunghi anni prima del 2020, era già abbastanza complicato ma dopo questi due anni, con un inizio 2022 ancor più travagliato, diventa realmente un rebus di difficile soluzione. In seguito a questa continua mutazione del sentimento comune verso i tipi di lavoro che ci sono e che ci saranno presumibilmente nel futuro correlati alle grandi incertezze economiche e anche esistenziali, si affacciano nella mente di tutti ulteriori elementi valutativi allorquando si parla di pianificare il proprio futuro.

Oramai possiamo certamente dire che iniziare e finire la propria carriera lavorativa presso la stessa azienda è diventato appannaggio di pochi, in molti casi per le dinamiche delle aziende. Si affaccia nella realtà quotidiana la scelta di molti di mettere in discussione il proprio lavoro da parte degli stessi collaboratori. Non più le aziende, quindi, che tagliano o modificano il lavoro ma gli stessi cittadini che o cambiano lavoro o cambiano il modo di lavorare.

Il primo fenomeno che abbiano avuto è stato etichettato come la sindrome del “burnout”, in costante aumento nei paesi industrializzati a causa dei cambiamenti sostanziali sulla qualità del lavoro stesso. Il solo il contesto lavorativo e non le altre aree della vita. Potremmo sintetizzare con la celebre frase “si lavora per vivere, non si vive per lavorare”. Il burnout è una sindrome da rapido esaurimento emotivo e fisico dell’impegno nel lavoro. L’OMS ha inserito tale stato come un fenomeno occupazionale e non come una malattia. L’eccesso di stress cronico sul lavoro è creato da una cattiva gestione dell’ambiante di lavoro nel quale il lavoratore svolge la sua attività. Non è quindi un problema della persona, ma la relazione di questa con il contesto lavorativo nel quale opera.

Altro fenomeno, ancor più attuale, e connesso alla pandemia di Covid, è l’irrompere nel mondo del lavoro con estrema prepotenza dello smart working e insieme ad esso la perdita di importanza del lavoro nei grandi centri urbani. Distanziamento sociale, soluzioni di lavoro remotizzato, hanno cambiato radicalmente le abitudini dei cittadini, che, nel giro di un anno, sono stati costretti a rivedere le proprie abitudini quotidiane.

Si è iniziato a dare un valore economico al lavorare da casa e non più in città. Spese per spostamenti, utilizzi di mezzi di trasporto, qualità della vita. Tutti fattori che hanno preso una crescente importanza anche nella pianificazione economica delle famiglie e nella scelta del lavoro.

Ultima evoluzione delle dinamiche relative al lavoro è il cosiddetto fenomeno dello “Yolo economy”, causa diretta dei cambiamenti avvenuti nelle nostre vite grazie alla tecnologia che avuto un ulteriore picco di crescita a causa della pandemia.  “YOLO” è un acronimo di “you only live once” (Si vive una volta sola), frase resa famosa da un rapper americano che propugnava l’abbandono di lavori stabili e comodi per dare una svolta alle proprie vite.

Assieme al lavoro si cambia anche la residenza e la casa, come evidenziato prima, poichè molti abbandonano le grandi città per luoghi più rilassanti e naturali. Anche in Italia questa moda si sta dilagando sempre più e si accetta di rischiare di cambiare il proprio lavoro nonostante il momento di incertezza economica che stiamo attraversando. È interessante a tal proposito l’esempio di molti giovai italiani che dopo aver lasciato il sud da anni per lavorare al nord Italia sono ritornati nelle proprie regioni di origine grazie allo smart working, oppure preferendo attività imprenditoriali personali, magari recuperando mestieri di famiglia, che mai avrebbero preso in considerazione prima della pandemia.

E allora, come si concilia una solida pianificazione finanziaria con una dinamica così liquida del mondo del lavoro? La risposta a questa mutata realtà è data dalla più antica e conosciuta virtù degli esseri umani: l’adattabilità dell’uomo a i cambiamenti. L’uomo, nonostante non sia mai stato la specie più forte sul pianeta, alla fine è stata quella vincente, poiché è stata la più veloce nell’adattarsi ai grandi cambiamenti avuti nelle varie epoche storiche.

Anche nella pianificazione finanziaria, pur avendo obiettivo di lungo periodo, si dovranno perseguire soluzioni non rigide che tengano conto di dinamiche anche sociali oltre che anagrafiche ed economiche. Scelte flessibili, con coperture degli imprevisti, come dovere imprescindibili per evitare che eventi imprevisti possano mettere a soqquadro certezze e progetti per una vita serena per e per i propri cari.

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