Un’Italia a due facce. Al Nord la devastazione, al Sud un assordante silenzio. Due lati della stessa medaglia. Dietro ogni protesta c’è una mancanza, dentro ogni manifestante c’è un bisogno. Si sciopera per avere una scuola migliore o si grida per avere una dignitosa sicurezza economica. Tutto questo è offuscato da teppisti mascherati che si sono insinuati nelle strade di Milano e negli schermi di tutta Italia.
Un assist enorme per chi da tempo sulla sicurezza sta facendo propaganda nascondendo la polvere sotto il tappeto. E attenzione perchè, anche se ha esordito con una nostalgica frase “li andremo a prendere uno a uno nelle case”, questa volta Vannacci non è l’unico che sta giocando a questo gioco. Da mesi, in vista della campagna elettorale, il tema più dibattuto è quello della sicurezza e le iniziative legislative di questo tipo fioccano. In tv i ministri rilanciano l’ennesimo decreto sicurezza e buttano sul tavolo la carta di ipotetici camorristi e mafiosi infiltrati nei manifestanti in autostrada. In Parlamento però quando il ministro Giorgetti parla di crisi economica non c’è nessuno. I voti si fanno facilmente sulla paura. Trovare i soldi per le famiglie e i lavoratori invece è realmente difficile.
Ma gli autotrasportatori del Sud hanno aperto gli occhi a tutti. In Italia c’è gente che non ha più una prospettiva di vita, che non può più crescere i propri figli. In Italia ci sono tanti lavoratori, di ogni genere, che non riescono ad andare più avanti. Se si fermano i camion, però, ci fermiamo tutti. E se si fermano loro ci fermiamo tutti noi.

In Campania e in Puglia, in special modo, gli autotrasportatori stanno presidiando i caselli chiedendo ai colleghi di fermarsi e di unirsi. Le auto circolano ma i rallentamenti sono tanti e importanti. Due gli effetti primari: da una parte la benzina che scarseggia e che non arriva più nelle stazioni di sicurezza (dove però in alcuni casi è schizzata alle stelle, ndr) e dall’altra i supermercati vuoti, orfani di tutti quei prodotti freschi che di mattina non arrivano più. Nel frattempo il Ministro Salvini, da Milano, parla con i rappresentanti delle proteste ma non trova l’accordo. Il Governo non riesce a sbrogliare la matassa, preso come è dalla gestione della sicurezza nelle strade milanesi e non solo. Al Sud, però, non c’è una previsione di cosa possa succedere. C’è solo tanta incertezza. E, soprattutto, tanta paura.
“Sto per diventare padre ma non so che futuro posso dare a mio figlio” – racconta Daniele, un giovane autotrasportatore al casello di Tufino, in provincia di Napoli – non ho più garanzie, scendo per andare a lavorare e per sopravvivere. Ho paura per il figlio che mi nascerà, ho i miei genitori che mi aiutano ma non so tra poco che prospettiva potrò avere da padre. Ormai tutti, non solo i trasportatori, lavorano senza poter portare a fine mese. Vorremmo avere almeno la dignità di poter arrivare a portare il piatto a tavola, non di andare ogni giorno a mangiare pesce“.

“Non è solo il carocarburante – sottolinea Marcello, un altro trasportatore del Napoletano – dicono che la causa sia la guerra ma non è vero, nel 2008 un barile di petrolio costava ancora di più rispetto ad oggi. Da dopo il Covid, ormai, le bollette sono aumentate e fare la spesa diventa sempre più difficile, non si parla semplicemente del carburante che costa troppo. Anche i nostri datori di lavoro sono carichi di tasse, a volte per fare andare l’attività ci perdono. Così è ovvio che non possiamo chiedere aumenti. Stiamo lavorando solo per la sopravvivenza, non abbiamo più prospettive per nessuna attività di vita extra lavoro. Ci viene detto che negli altri Paesi la vita costa di più ma non dicono che lì gli stipendi sono molto più alti dei nostri. Il nostro Governo acquista armamenti per la guerra, ma la vera guerra è qui, è ogni giorno con queste condizioni di vita. Non abbiamo nulla, anche se i guadagni non ci sono ci troviamo sempre con le stesse spese, se non di più. Noi stiamo cercando di dare un segnale, siamo piccole voci ma ci auguriamo di essere ascoltati“.
“Oggi una tonnellata di carburante per un tir ci viene a costare quasi 2500 euro – aggiunge Pio, autotrasportatore di Mugnano del Cardinale, in provincia di Avellino – esci per lavorare e non guadagni più nulla. Ma il problema non riguarda solo il carovita e il carocarburante, è una questione che colpisce tutta la popolazione“.

La protesta degli autotrasportatori è una battaglia portata avanti da pochi ma che riguarda tutti. E più si va avanti, più la tensione aumenta. E più si prosegue, più potrebbero saltare anche i nervi. Ecco cosa è l’Italia in questo momento. Una polveriera, una bomba a orologeria. C’è qualcuno che sta gridando. Non si può più semplicemente puntare il dito, servono soluzioni veloci. Guardatele le corse alle stazioni di rifornimento, guardateli gli scaffali vuoti. Era tutto prevedibile. Tanto. E si è fatto poco. Da anni nessuno schieramento politico riesce ad intercettare i bisogni reali della popolazione, tutta indistintamente. E oggi, nel 2026, siamo ancora qui a parlare di fasci e di zecche. In un Paese sempre più senza una visione futura per i suoi giovani. In un Paese sempre più povero di opportunità per i suoi adulti. In un Paese che arranca e che torna indietro, che dimentica chi ogni giorno, lontano dai social e dalle tv, vuole solo una cosa: vivere una vita che sia degna di questo nome.