In tempi come i nostri, in cui si torna a discutere del ruolo dell’università e del rischio di una cultura sempre più esclusiva e privata, questa immagine diventa ancora più attuale: ci ricorda che l’educazione non è solo trasmissione ma anche confronto, dissenso, presenza viva. Questa foto, scattata da Cesare Colombo durante l’occupazione della Triennale di Milano nel 1968, è uno dei documenti visivi più potenti di quel periodo di fermento culturale e sociale.
Al centro della scena c’è Giancarlo De Carlo, architetto visionario e tra i protagonisti del dibattito sul ruolo sociale dell’architettura, mentre discute animatamente con Gianni Emilio Simonetti, artista e membro del gruppo Fluxus. Intorno a loro, seduti ed in piedi, si affolla una comunità variegata fatta di artisti, studenti, intellettuali e cittadini. Si riconoscono, tra gli altri, figure come Enzo Mari, Arnaldo Pomodoro ed Ernesto Treccani, tutti impegnati in una riflessione collettiva sul rapporto tra arte, società ed istituzioni.

Credtis Photo Archivio Cesare Colombo Instagram
La foto cattura un momento di confronto reale, non di posa. Non ci sono palchi, né microfoni ufficiali, solo persone che discutono, si ascoltano, dissentono. Questo dialogo, visibilmente acceso ma costruttivo, è l’emblema di un tempo in cui il sapere usciva dai confini delle aule per entrare nei luoghi della vita pubblica.
La luce naturale, i volti concentrati, l’assenza di barriere tra “pubblico” e “relatori” restituiscono un’idea di comunità culturale, orizzontale, attiva. È una scena che parla di partecipazione, non di spettacolo. Ed oggi, mentre si discute di diritto allo studio e si teme che l’istruzione diventi un bene d’élite, privatizzato e distante, questa immagine ci ricorda che la cultura deve essere accessibile, condivisa, combattuta. Non è né neutra né decorativa ma è un atto di presenza. Che il sapere è un bene comune e che la partecipazione è parte stessa dell’educazione.