Festa dei Gigli di Nola: una promessa d’amore di oltre mille anni

Viaggio all'interno di una delle tradizioni più antiche del mondo

di Nunzia Napolitano
Credits Photo Fondazione Festa dei Gigli Nola

Una Domenica soleggiata, 3000 uomini in ascesa, 25 metri di legno e fede. Nola a giugno risplende e Nicia si prepara a vivere la sua “domenica dei Gigli”. Qui non si dorme per settimane. La Festa dei Gigli di Nola è una promessa d’amore fatta 1600 anni fa. Otto strutture di legno alte 25 metri ed una più piccola (la “barca”) sorrette a spalla da 120 “cullatori”, sfileranno per le vie del centro.

Il tutto in onore di San Paolino. Ma chi era? Nato a Bordeaux nel 354 da una famiglia aristocratica romana, dopo un intenso processo di fede, arriva a Nola, diventandone vescovo. Nel 410 d.C. i Visigoti di Alarico saccheggiano la città e deportano diversi cittadini. Tra questi c’è il figlio di una vedova della vicina Cimitile. Paolino vende tutti i suoi beni per riscattare i prigionieri, ma i soldi non bastano e si offre come schiavo al posto del ragazzo. La leggenda è variegata ma si sa che il re barbaro si convinse a liberare tutti. Il vescovo tornò a Nola il 22 giugno, accolto dalla popolazione che gli offrì in dono dei gigli e dei ceri come simbolo di luce e rinascita. Da quel giorno, ogni anno, Nola “alza” i Gigli per ringraziarlo.

Innalziamo il sacrificio di un uomo che ha scelto di farsi schiavo per la sua gente“: spiega don Antonio, parroco della chiesa di San Biagio. Nelle vie storiche i gruppi dei cullatori, 9 “paranze”, si preparano di buon mattino. Nicia parla con loro. “Diventi una cosa sola col Giglio – dice Gennaro – Mio padre mi ci ha portato sotto a 8 anni”. Marco, 24 anni, è invece cullatore alla prima esperienza: “Sotto il Giglio non sei più Marco, sei Nola”. Antonio, 55 anni, ha 40 feste sulle spalle: “La gente vede i festeggiamenti, noi vediamo il centimetro, la fatica“.

Quando il sole sorge su Piazza Duomo, i Gigli, due tonnellate di legno, si levano dal suolo. Avanzano a scatti, al ritmo dei comandi del capoparanza dati ai cullatori, in spazi angusti. Quando l’ultimo arriva in Piazza Duomo si forma un unico abbraccio. In tarda serata i Gigli risalgono in spalla per completare “la processione” e tornare in Piazza Duomo dopo l’alba del giorno successivo. Si spogliano nei giorni seguenti, dopo diversi eventi di piazza. “A giugno Nola ricorda che un uomo ha scelto la libertà degli altri prima della sua – dice Maria, 32 anni – E noi ogni anno scegliamo di portare quel peso, tutti insieme”. Nola si risveglia il giorno dopo ma pensa già al prossimo 22 giugno. Perché a Nola i Gigli non finiscono mai.

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