Dal Venezuela a Cuba, passando per l’Iran e Gaza. Il neocolonialismo (incompiuto) di Trump sembra tanto inarrestabile quanto inefficace. I dossier esteri del tycoon americano, infatti, sono ad oggi ancora irrisolti. Eppure, The Donald, e con lui una schiera di politici fan in tutto il mondo, ne parla come se avesse riportato la pace in questo mondo martoriato. C’è chi gli vorrebbe dare il Premio Nobel per la Pace.
La realtà dei fatti è che, con le sue strategie internazionali, Trump ha solo alimentato povertà e distruzione senza arrivare realmente alla pace in nessun fronte. Ucraina, Gaza, Iran, Libano, Venezuela, ora è il turno di Cuba. Una guerra diffusa ma anche fragile, complessa. I conflitti resistono e la morte è l’unico effetto di cui siamo costretti a discutere.
L’ultima pedina è proprio Cuba. Così come accaduto per il Venezuela, gli USA hanno isolato il Paese e poi incriminato il leader con accuse di fatti accaduti anni fa o al centro di inchieste statunitensi. L’anziano leader Raul Castro è stato accusato di essere responsabile dell’abbattimento di due aerei civili nel 1996. Gli USA hanno dispiegato nelle ultime settimane di maggio la portaerei Nimitz nei Caraibi. Messico e Venezuela, su impulso americano, hanno interrotto le
forniture di petrolio. Il Paese è in ginocchio e senza risorse. Affamare e colpire.
La dottrina americana del 2026 sembra quella di un assedio medievale. E fare finta di nulla non salverà nessuno dall’Inquisizione.