La fotografia di Ferdinando Scianna dedicata al Carnevale ambrosiano non racconta semplicemente una sfilata, ma restituisce il senso più profondo del carnevale, quel momento sospeso in cui le regole sociali si incrinano e l’identità diventa terreno di gioco, provocazione e libertà.
Al centro dello scatto compare un personaggio travestito da donna su un carro allegorico, colto in un gesto teatrale e quasi sfacciato. Il costume sollevato, le calze a rete, la postura esibita e il sorriso complice trasformano la scena in una dichiarazione visiva. Il carnevale inteso come spazio di rovesciamento e possibilità. Non c’è caricatura, ma consapevolezza; non c’è maschera che nasconde, ma maschera che rivela.
Il bianco e nero, cifra stilistica di Scianna, sottrae la fotografia al folklore e la proietta in una dimensione più universale. Le ombre marcate e la luce netta amplificano la teatralità del gesto, mentre lo sfondo urbano ricorda che la festa non è separata dalla realtà, la invade, la interrompe, la trasforma.

Credits Photo Ferdinando Scianna (pagina Instagram:
@ferdinandosciannaofficial)
Nel suo sguardo, il carnevale appare come un rituale antico che conserva tracce di una cultura pagana fatta di eccesso, vitalità e libertà corporea. Il travestimento maschile in abiti femminili diventa così simbolo di trasgressione rituale, ma anche di riflessione sull’identità e sulle costruzioni sociali che, almeno per un giorno, possono essere ribaltate. È il tempo dell’ambiguità, della licenza, della sospensione del giudizio.
Scianna fotografa il carnevale come fenomeno antropologico prima ancora che festivo. Un teatro collettivo in cui il corpo diventa linguaggio e la maschera strumento di verità. In questa immagine convivono ironia ed erotismo, gioco e malinconia, libertà e consapevolezza della sua temporaneità. Perché il carnevale, in fondo, è proprio questo: una libertà concessa a tempo, una trasgressione rituale che permette alla società di respirare prima di tornare all’ordine.
La fotografia restituisce quindi non solo una scena di festa, ma un frammento di umanità in cui l’identità si fa fluida e performativa. È il ritratto di un momento in cui l’essere e l’apparire si confondono, e in cui la maschera smette di nascondere per diventare, paradossalmente, la forma più sincera di verità.
[“SCATTA” È UNA RUBRICA NATA PER VALORIZZARE L’ARTE FOTOGRAFICA E RACCONTARE IL SINGOLO SCATTO E LA PROFESSIONALITÀ CHE C’È DIETRO, NON VI È ALCUNO SCOPO COMMERCIALE ALLA BASE DI QUESTO LAVORO EDITORIALE]