“Caracas”: Marco D’Amore racconta Napoli nella sua interiorità

di Milena Liberti

Napoli ancora una volta è esplorata ed ha sviscerato tutto il suo essere caotica e misteriosa nel film CARACAS” del regista casertano Marco D’Amore. Il fu “Ciro Di Marzio” si cimenta per la terza volta dietro le telecamere, dopo L’Immortale e il documentario Napoli Magica, con “CARACAS”, ambientato e girato proprio a Napoli, nei quartieri di Vasto e della Maddalena, nei pressi della ferrovia. Il regista ha raccontato di aver affrontato un difficile lavoro di sceneggiatura per interpretare il libro di Ermanno Rea pubblicato nel 2008, “Napoli ferrovia”, dove si racconta una Napoli con le sue voragini e le sue contraddizioni, violenta e caotica. La zona della ferrovia potrebbe essere paragonata ad una qualsiasi parte del mondo dove imperversa la povertà e l’abbandono, un barrio sudamericano, una favela brasiliana, una baraccopoli indiana hanno le stesse caratteristiche con la differenza che a Napoli Caracas riesce ancora a sognare una vita migliore.

Giordano Fonte è uno scrittore che torna a Napoli e annuncia che smetterà di scrivere. Incontra Caracas, un giovane violento, che milita in un gruppo di estrema destra e che si sta convertendo all’Islam. Il terzo personaggio del film è Yasmina, la sua amata, drogata persa, che vaga nei vicoli di questa Napoli caotica e misteriosa. Lo scrittore, interpretato da Toni Servillo, si rende conto che la crisi della sua scrittura è la conseguenza di un suo guardare in modo nostalgico a qualcosa che non esiste più, e non si può raccontare ciò che se non si conosce.

L’incipit del film è violento, un gruppo di paracadutisti non militari, di notte al grido di Dux, perseguitano e assalgono con catene e bastoni gli immigrati che circolano nei vicoli di Napoli, accompagna le scene una musica altrettanto intensa e penetrante. Ovviamente della violenta compagnia fa parte anche Caracas che sorprende perché ha una svolta umana inaspettata.

Nel film si ritrovano gli stessi temi del film Nostalgia di Mario Martone, sempre tratto da un libro di Ermanno Rea: il ritorno a Napoli, la violenza della città, la confusione dei vicoli che rimangono sempre uguali negli anni. D’altra parte lo scrittore, nei suoi libri, racconta se stesso, il suo ritorno e le difficoltà di adattarsi ad una Napoli che aveva dimenticato.

Il regista Marco D’amore in un’intervista ha affermato che Caracas è “un uomo ammaccato che va dove viene accolto, riconosciuto. Prima fa parte di una cellula fascista, poi a seguito dell’occupazione americana in Iraq, comincia un percorso di conversione all’Islam. Il sentimento religioso non ha nulla di mistico, semplicemente come è stato per il fascismo, così nella nuova religione trova una casa, un’accoglienza a cui non era abituato”.

Lo scrittore Giordano Fonte incontra Caracas interpretato dallo stesso D’Amore e, sebbene tra loro ci sia una enorme differenza di classe, intellettuale ed emotiva, nasce un dialogo basato sulla lotta: di classe, di generazione, di sopravvivenza. Ma chi è Caracas? Esiste veramente o è il frutto immaginario di uno scrittore inaridito che ha deciso di non scrivere più però persevera con personaggi frutto della fantasia? Il film alterna momenti reali a momenti onirici, misti a ricordi in un coacervo di immagini.

Infine il personaggio di Yasmina, una ragazza in cerca di amore, interpretata da una strepitosa Lina Camèlia Lumbroso che meglio di ogni altro è in grado di rappresentare il corpo martoriato di Napoli. Anzi, a ben vedere Yasmina può essere considerata la stessa Napoli, bella e disperata. Il film ha suscitato pareri contrastanti, è intenso, intrigante, a tratti misterioso. La pellicola termina con queste sagge parole dette da Giordano: Il bello della vita è ignorare quello che accadrà domani. Del resto come potremmo riporre speranza nel futuro se lo conoscessimo già?”.

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