L’articolo 727: come l’Italia punisce chi maltratta gli animali?

Carolina Cassese Carolina Cassese19 Marzo 20242 min

Cosa si rischia in caso di detenzione di animali in condizioni inadeguate? L’art. 727  del Codice Penale stabilisce che chi abbandona animali, o li detiene in condizioni che non rispettano la loro natura e causano gravi sofferenze, può essere punito con l’arresto fino a un anno o con una multa tra 1.000 e 10.000 euro. La violazione di questa norma può avvenire in due modi: abbandonando un animale domestico; detenendolo in condizioni che non sono adatte alla sua natura.

Entrambi questi comportamenti sono reati e possono essere commessi solo dal proprietario dell’animale. La detenzione di un animale in condizioni inappropriate può essere considerata reato anche se avviene per negligenza. L’art. 727, comma 2 del Codice Penale, ritiene che la grave sofferenza dell’animale costituisca un elemento chiave della violazione. Questa sofferenza deve essere evidente dalle modalità di custodia dell’animale, le quali devono essere incompatibili con una condizione di benessere per l’animale stesso. Una sentenza della Corte di Cassazione, la n. 52031/2016,  ha ribadito che il solo ambiente di detenzione, se non conforme alla natura dell’animale, può costituire un tormento. La Suprema Corte ha chiarito l’applicabilità della confisca nei casi di abbandono di animali, come previsto dall’art. 727 cod. pen. Tale decisione si basa sul secondo comma dell’art. 240 cod. pen., che prevede la confisca obbligatoria di oggetti la cui fabbricazione, uso, detenzione o alienazione costituisca reato, indipendentemente dalla pronuncia di una condanna.

Il reato si configura anche se l’animale è nutrito bene? Con sentenza n. 49791/2019 la Corte di Cassazione  ha confermato la condanna di un proprietario che teneva i propri cani in condizioni inadeguate: rinchiusi in gabbie sporche, esposti alle intemperie e ricoperti di escrementi, nonostante fossero nutriti adeguatamente. Il punto centrale della sentenza è che la semplice alimentazione adeguata non è sufficiente per considerare rispettato il benessere degli animali.

Carolina Cassese

Carolina Cassese

Laureata in giurisprudenza presso l ‘Università degli studi di Napoli Parthenope, dopo aver svolto pratica forense nella materia di diritto civile, decide di intraprendere la carriera dell’insegnamento di diritto ed economia politica presso l’istituto paritario Kolbe di Nola. Ha conseguito diversi master e specializzazioni per l‘ insegnamento ed attualmente collabora con l‘associazione Saviogroup, di cui è vicepresidente, realizzando articoli e servizi fotografici attinenti la festa dei gigli di Nola e non solo. Membro membro del Cda della Pro loco di Nola città d ‘arte con delega alla festa dei gigli. Fa parte del direttivo dell’associazione delle reti delle macchine a spalla. Membro del coro diocesano del Duomo di Nola. Ama il nuoto la pallavolo, la ginnastica artistica e la danza classica, che ha praticato in tenerà età. Da piccola ha studiato pianoforte ed è appassionata di musica classica, napoletana e dei gigli degli anni ‘70 e ‘80. In passato ha inciso alcune canzoni dei gigli, sposando il suo amore per il canto con la festa dei gigli di Nola. Ama trascorrere i weekend al cinema o prendendo parte ad escursioni nei posti più belli della Campania.

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