Nunzio Amato, attore teatrale e autore, si racconta in occasione del nostro podcast “Stasera Che Sera” su Radio Star 2000. Ospite della quarta puntata della terza stagione, ha parlato ai microfoni di Nello Cassese e Maurizio Viviani (QUI LA PUNTATA INTEGRALE).
“Diceva Eduardo che Napoli è un teatro antico, non voglio usare clichè ma è davvero così – racconta – E’ difficile spiegare quali siano le emozioni provate sul palcoscenico. Credo che escano fuori personalità che forse neanche tu stesso conosci. Io, ad esempio, sono timidissimo ma sul palco mi trasformo. Anche quando recito, a volte, mi sorprendo e mi chiedo se quella persona che sta recitando è la stessa che poco prima stava sudando per l’ansia. Quando si apre il sipario succede qualcosa simile alla magia”.
“Paolo Caiazzo, con cui ho avuto l’onore di recitare in una commedia, mi ha sempre detto che in scena bisogna avere tre orecchie – aggiunge – il terzo orecchio è quello focalizzato solo sul pubblico. Con i primi due ascoltiamo quello che facciamo e quello che succede, ma il terzo ti fa ascoltare la reazione del pubblico. Così riesci davvero a capire se tutto quello che hai provato viene realmente realizzato ed apprezzato“.
“Il divertimento vero è quello che succede dietro le quinte – sottolinea – Io mi diverto a fare questo mestiere soprattutto per quello che c’è dietro. Un aneddoto ad esempio. In una commedia io interpretavo un avvocato che aveva un problema, ovvero non poteva sentire piangere le donne perchè altrimenti si eccitava. Una dinamica che già faceva ridere ma, ad un certo punto, mi si rompe in scena la molla del pigiama. La commedia era appena iniziata e il mio personaggio non usciva, quindi non avevo modo di cambiarmi. Io mi sono mantenuto per tutta la durata il pigiama, perchè realmente mi cadeva, e si sono create tantissime dinamiche divertenti“.
“Il teatro, così come la società attuale, sta attraversando un momento di crisi, soprattutto i teatri privati – conclude – Anche attori affermati, per andare incontro ai teatri, abbassa i prezzi in maniera quasi effimera. Però, a dire il vero, c’è anche un problema. Il cosiddetto circolino esiste anche nel mondo del teatro. Se non ci entri non esci nei cartelloni, che ormai sono sempre gli stessi. Anche gli abbonati, purtroppo, adesso sono sempre più over 50. Gli under 30 che si abbonano io non li vedo“.