Arriva l’estate, arrivano i bagnanti, arrivano i mozziconi. Non è una novità, ma una costante. In dodici anni di monitoraggi sui lidi campani sono stati raccolti oltre quindicimila mozziconi di sigaretta, una media di novanta ogni cento metri lineari di spiaggia. I dati arrivano dall’indagine Beach Litter di Legambiente, diffusi in vista della Giornata Nazionale del Mare dell’11 aprile e del grande weekend di pulizie “Spiagge e Fondali Puliti 2026”.
Il quadro che emerge non sorprende nessuno, e forse è proprio questo il problema, ormai siamo abituati, le cicche in spiaggia sono diventate “paesaggio”. Nella classifica generale dei rifiuti trovati sulle spiagge campane i mozziconi si piazzano al secondo posto, staccati di poco dai frammenti di plastica (oltre diciannovemila pezzi): in totale, nei 170 transetti monitorati lungo i lidi della regione, sono stati censiti centoquindicimila rifiuti in dodici anni, di cui l’88% è plastica, una media di 722 rifiuti ogni cento metri lineari di spiaggia. Numeri enormi che raccontano un comportamento diffuso, sistematico, quasi culturale, la spiaggia usata come pattumiera a cielo aperto, il mare come scarico comodo.
E il mozzicone, in questo scenario, è il simbolo più ipocrita di tutti. Piccolo, quasi invisibile, buttato con noncuranza tra uno scatto al tramonto e il prossimo sorso di birra. Eppure, dentro quella cicca ci sono oltre quattromila sostanze chimiche che, a contatto con l’acqua salata, si disperdono lentamente nell’ecosistema marino (un mozzicone di sigaretta impiega tra i dieci e i venticinque anni per degradarsi completamente, e nel frattempo rilascia nicotina, arsenico, piombo, cadmio, metalli pesanti che l’acqua di mare assorbe).
Una legge al riguardo esiste: il Collegato Ambientale del 2015 prevede multe dai trenta ai trecento euro per chi abbandona mozziconi su suolo, in acqua o negli scarichi, ma una legge senza controlli è carta straccia.
E in Campania (come nel resto d’Italia) i controlli restano sporadici, le sanzioni rarissime, la percezione del rischio praticamente zero.
Nel frattempo però, sulle coste campane la tartaruga Caretta Caretta continua a venire a nidificare, ogni anno, con una fedeltà ostinata, sceglie questi lidi per deporre le uova, non sa cosa trova ad aspettarla. Forse dovremmo imparare qualcosa da lei: tornare ogni anno sulle stesse spiagge non per sporcarle, ma per ricordarci che non sono nostre, le prendiamo semplicemente in prestito. Fin quando buttare una cicca nella sabbia resterà un gesto automatico e senza conseguenze, quei novanta mozziconi ogni cento metri non diminuiranno mai, e il mare continuerà a pagare il conto al posto nostro.