Settembre, per molti, non è più solo il mese del rientro al lavoro e a scuola. È il momento in cui arrivano insieme tutte le spese rimandate durante l’anno, e il bilancio familiare, già provato, rischia di andare in affanno. L’estate è appena finita e per tante famiglie la vacanza è rimasta un lusso. Non serviva un viaggio lontano: bastavano pochi giorni fuori casa, ma sempre più persone sono costrette a rinunciare, a ridurre, a scegliere. Prima vengono le bollette, la spesa, l’affitto o il mutuo. Il resto aspetta.
Poi, appunto, arriva settembre. Riparte il lavoro, ricomincia la scuola, e con essa una lunga lista di spese: libri, zaini, scarpe, materiale scolastico, trasporti. Prese singolarmente sembrano gestibili. Sommate, però, diventano un problema serio per chi vive già con uno stipendio che finisce prima della fine del mese. E così una famiglia può ritrovarsi a fare i conti non più per concedersi qualcosa in più, ma per capire a cosa deve rinunciare.
Il caro-vita non si misura solo davanti allo scaffale del supermercato: si vede nei genitori che rimandano una visita medica, nei ragazzi che lasciano lo sport, nelle famiglie che non partono più, negli anziani costretti a scegliere tra due necessità. Si vede soprattutto nella paura di una spesa imprevista: quando il margine è già ridotto, basta poco per mandare in crisi tutto il bilancio.
Le difficoltà economiche, poi, possono diventare un peso enorme quando si sommano malattia, disabilità, perdita del lavoro, solitudine, assenza di una rete familiare o sociale capace di sostenere chi è in difficoltà.
La tragedia della famiglia di Pietralata, con genitori che avrebbero esaurito ogni risorsa per curare la figlia e sono arrivati a un gesto estremo, non può essere ridotta a una semplice conseguenza del caro-vita. Sarebbe una lettura troppo facile, e ingiusta, davanti a una vicenda così drammatica. Ma quella storia ci obbliga a guardare anche alla solitudine e alla disperazione che possono crescere quando una famiglia si sente senza più alternative.
Il problema, allora, non è soltanto quanto costa settembre. Il problema è quanto costa vivere quando ogni mese diventa una corsa per arrivare al successivo. E forse dovremmo smettere di considerare normali delle rinunce che, una dopo l’altra, stanno diventando la quotidianità di sempre più famiglie. Una società in cui una vacanza diventa un privilegio, lo sport un lusso e una spesa imprevista una minaccia, non è solo una società più cara. È una società più fragile.