L’anarchia della Festa dei Gigli di Nola

Il bello e il brutto di una manifestazione tanto magica quanto complessa

di Nello Cassese

Se si cercano definizioni chiare di “anarchia“, il web restituisce la spiegazione impeccabile della Treccani: “mancanza di governo, come stato di fatto, sia per assenza di un valido potere a causa di rivoluzioni, sia per inefficienza dell’esercizio del potere da parte di coloro che ne sono investiti” (Per estensione “disordine, confusione, stato di un luogo dove ciascuno agisce a suo arbitrio e senza ordine o regola“). Ma, nella vita, l’anarchia non è sempre necessariamente un’accezione negativa del quotidiano. Per anarchia possiamo considerare la vita vissuta fuori dagli schemi, la manifestazione dei sentimenti più puri oltre i normali livelli, lo spingersi oltre i limiti per sognare.

Ecco, se si vuol parlare della Festa dei Gigli di Nola, l’anarchia, in questa doppia veste, è probabilmente la chiave di lettura più adatta. L’anarchia, però, è bella solo quando c’è il giusto equilibrio e negli ultimi anni la kermesse nolana lo ha totalmente perso. La Festa non è solo sacralità ma anche ironia, folklore e competizione. Sarebbe da bacchettoni non ammetterlo. A dire il vero, l’incitamento delle persone ai cullatori, assieme alla potenza della musica, è in certi casi la benzina che gli permette di sostenere questo sforzo senza eguali. Ma quando tutto questo travalica il limite del rispetto dei valori portanti, la Festa perde la sua essenza.

La manifestazione in onore di San Paolino, anche per questa edizione, si è protratta fin oltre le 12 del giorno successivo. Una prova di forza disumana, un tempo lunghissimo in cui ogni minuto era raddoppiato. L’edizione 2026 ha dimostrato che l’anarchia vince su tutto, anche sulle disposizioni dei governanti. Comune e Prefettura ci avevano provato a mettere un argine, con una discussa ordinanza che imponeva la fine della manifestazione alle ore 6. All’interno, però, non c’era alcun cronoprogramma, nè era previsto alcun sistema di monitoraggio. In pratica, senza una forza costante e un controllo duro in quelle ore, senza il timore reverenziale tipico delle iniziative di ordine pubblico, quella ordinanza si è rivelata carta vuota. Resta però l’intenzione, resta il segnale dato, resta la sfida lanciata all’anarchia.

Da anni la Festa dei Gigli vive prigioniera di sè stessa. Tanto bella quanto ingovernabile. Tanto strabiliante quanto deludente. La sua salvezza è solo l’amore incondizionato dei nolani e la curiosità infinita dei turisti e degli abitanti della provincia e delle città campane. Per il resto, non da questo anno, la Festa si alimenta di una sostanziale autoregolamentazione. In poche parole, chi fa il gioco fa anche le regole. La Festa dei Gigli è la politica e la politica è la Festa dei Gigli. Oggi il sacro vive nelle tradizioni ma non nelle coscienze. E, in attesa di eventuali sanzioni, le istituzioni hanno dimostrato di non riuscire ad arginare l’anarchia e di non avere quell’ascendente che ci si aspettava.

I cittadini ora si stanno sbizzarrendo sui social a proporre le più variegate soluzioni. Tante, forse molte impraticabili. Non è facile, i problemi sono moltissimi e ogni anno aumentano. Basti pensare a questi giorni appena passati. Tanto di buono è stato fatto nel Giugno Nolano ma i problemi, atavici o nuovi, hanno creato ombre. Nella domenica della Ballata ci sono state risse e ritardi, per tutta la durata della processione dai Gigli fin troppo spesso partiva musica house e alla fine i rivestimenti in cartapesta che coprono gli obelischi si sono presentati a pezzi in Piazza Duomo, quasi a voler mostrare al popolo che i suoi Gigli erano stanchi più dei cullatori stessi.

Eppure, pensare che questo insuccesso sia dovuto solo alle istituzioni è sbagliato, è un ragionamento incompleto e inconcludente. A leggere solo i lati negativi, ogni persona di raziocinio firmerebbe una petizione per cancellarla questa domenica di giugno. Ma considerare la Festa dei Gigli come un evento ormai solo negativo è un’offesa a mille e più anni di storia. La Festa dei Gigli di Nola è l’evento collettivo più lungo del mondo, probabilmente. Chi la guarda si stropiccia gli occhi, chi la vive non sa spiegare quanto bella sia. La Festa dei Gigli abbraccia tutti, incondizionatamente. Nessuno è solo in quei giorni. Sotto i raggi del sole, nella bellezza di uno dei centri storici più emozionanti della provincia napoletana e del Sud Italia, anche l’anima più in pena è felice. La Festa dei Gigli è arte, è tradizione, è fede, è passione. Un patrimonio tutto nolano, di tutti i nolani, messo a disposizione di chi a Nola viene ad ammirare questa bellezza.

La Festa appartiene a tutti e tutti hanno il dovere di proteggerla. Ecco perchè chiudersi a riccio nell’indignazione non serve più. La vera battaglia non è sulla qualità artistica e strutturale della Festa (o, quantomeno, non solo quella). La vera battaglia è culturale. Ogni volta che da un microfono partono grida, offese e sfide, la Festa dei Gigli perde. Ogni volta che la competizione vince sulla devozione, la Festa dei Gigli perde. Ogni volta che ci sono più applausi per i capi-paranza che per il Santo, la Festa dei Gigli perde.

La Festa dei Gigli di Nola vive nell’anarchia, sia di regole che di sentimenti, un opposto di valori che può sopravvivere solo se trova equilibrio. E’ sempre forte il rischio di essere banale quando si parla in questi termini ma la realtà dei fatti è che a molti piace la situazione in cui versa questa manifestazione. Quella che una volta era la Festa di tutti, adesso non lo è più. Non è più la Festa di chi non riesce a resistere fino alle 12 del giorno dopo. Non è più la Festa di chi dopo più di 3 girate perde l’entusiasmo e va via. Non è più la Festa di chi non si sente più al sicuro in strada. Non è più la Festa di chi in questa anarchia non ci si ritrova più.

La Festa dei Gigli di Nola sopravvivrà a tutto ma la qualità della sua vita dipenderà solo dal livello culturale della sua comunità. Se si continuerà a scegliere il fanatismo alla bellezza della semplicità, la Festa dei Gigli imploderà. E questa inversione di rotta passa da tutti. Dai cittadini, dalle associazioni, dai cullatori, dai capiparanza (soprattutto), dalle istituzioni. Ognuno ha la sua parte. Tutti devono avere interesse reale per ritornare ad una Festa migliore e sostenibile. Nessun provvedimento è efficace se non incontra il piacere della comunità a cui è rivolto.

Chi scrive non è un tecnico della Festa nè ha la presunzione di voler pontificare, è un osservatore delle dinamiche sociali, cullatore devoto e amante impagabile di questa Festa. Ma se davvero si vuole preservare questo incommensurabile patrimonio, la via non può che essere quella dello sviluppo culturale di tutte le componenti della sua comunità. Nessuna rivoluzione ha plasmato una società che non fosse pronta al cambiamento. Fatta Nola, ora bisogna fare i nolani.

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