Il film di Gianni Amelio “Il signore delle formiche”, presentato alla Mostra di Venezia nel 2022 (senza tuttavia riportare alcun premio) è una dolorosa denuncia sociale dell’omofobia rappresentata attraverso il racconto di un processo giudiziario degli Anni Sessanta. Il film segue infatti le vicende del procedimento contro l’intellettuale emiliano e mirmecologo Aldo Braibanti (nel film interpretato da uno spettacolare Luigi Lo Cascio) e del suo giovane allievo Ettore Tagliaferri (Leonardo Maltese).
L’intellettuale è accusato di plagio ma in realtà si vuole punire la sua relazione proprio col giovane Tagliaferri che, per sfuggire ad una famiglia fascista e bigotta, segue il suo maestro a Roma. La famiglia riesce però a rintracciare Ettore e lo porta via con la forza facendolo internare in un ospedale psichiatrico dove sarà sottoposto ad una serie di elettroshock da cui non si riprenderà più. Braibanti viene accusato di plagio e condannato in appello a quattro anni, ma ne sconterà due perché gli verranno riconosciuti i suoi trascorsi da partigiano. Nel film il versatile Elio Germano interpreta invece il giornalista dell’Unità, Ennio Flaiano, che percepisce sin da subito l’accanimento giudiziario e cerca di dare una grande eco al processo, venendo però licenziato poco dopo. Sembra una storia di altri tempi, eppure tutto è avvenuto qualche decennio fa.
Manca poco alla rivoluzione culturale del ’68 che cambierà i diritti civili, una rivoluzione di idee e costumi che seppellirà quasi definitivamente i valori borghesi e conservatori. Il regista compie una ricerca puntuale degli eventi che si evidenzia nella sceneggiatura scritta assieme a Edoardo Petti e Federico Fava. I dialoghi sono intensi e toccanti che fanno percepire l’aria soffocante del contesto.
La regia, attraverso i primi piani, mette in evidenza sia la delusione di Braibanti, che aveva sperato in una “rivoluzione ante litteram”, sia il dolore del giovane Ettore che, seppure quasi calvo dopo una serie di elettroshock, balbuziente e poco presente a sè stesso, al processo difende Braibanti rispondendo con fermezza alle domande del giudice e ribadendo che non è stato sedotto. Uno dei film più intensi ed emotivi di Gianni Amelio.