Il processo contro Epstein: una pagina di storia legale americana

Un processo lungo che coinvolge personalità in tutto il mondo

di Carolina Cassese

Il caso di Jeffrey Epstein è uno dei capitoli più oscuri e complessi della storia giudiziaria della storia recente. Una storia di reti criminali che intrecciano finanza, politica e crimini. Proprio in questi giorni, il caso è tornato prepotentemente sotto i riflettori con nuovi sviluppi legati alla pubblicazione di documenti e audizioni al Congresso americano. Ecco una panoramica strutturata per tappe fondamentali.

Tutto ha inizio a Palm Beach, in Florida, nel 2005. In quell’occasione la polizia avvia un’indagine dopo la denuncia dei genitori di una 14enne. Da quel momento in poi emergono decine di vittime. E’ nel 2008, però, che accade l’impensabile: con il Non-Prosecution Agreement (NPA) Epstein ottiene un accordo estremamente favorevole con il procuratore federale Alexander Acosta. In questo caso Epstein si dichiara colpevole solo di prostituzione minorile a livello statale e sconta solo 13 mesi in un carcere di contea con un regime di semilibertà che gli permette di andare in ufficio 6 giorni su 7. L’accordo, inoltre, garantisce l’immunità federale non solo a lui, ma anche ai suoi potenziali complici non identificati.

Dopo anni di silenzio, però, un’inchiesta del Miami Herald riaccende i riflettori. Nel Luglio del 2019 Epstein viene arrestato a New York con l’accusa di traffico sessuale di minori. Questa volta le prove includono migliaia di foto e video sequestrati nelle sue numerose proprietà.

Il 10 agosto 2019 la svolta: Epstein viene trovato morto nella sua cella al Metropolitan Correctional Center di New York. Ufficialmente viene dichiarata la morte per suicidio, ma le circostanze in cui è avvenuta, come ad esempio le telecamere malfunzionanti e le guardie addormentate, alimentano diverse teorie del complotto.

Morto Epstein, la Giustizia americana sposta l’attenzione sulla sua complice e sulle istituzioni finanziarie. Ghislaine Maxwell, arrestata nel 2020, viene condannata l’anno successivo a 20 anni di prigione per traffico sessuale. Ad oggi, tuttavia, resta l’unica persona di alto profilo ad essere stata condannata.

In particolare, la sua condanna ha stabilito che esisteva una vera e propria impresa criminale dedita al traffico di minori. Una scoperta giuridica che ha aperto molte opzioni per considerare complici anche coloro che avevano solo facilitato o evitato di intervenire sui fatti, una strategia che in effetti ora può coinvolgere anche facilitatori noti e potenti.

Dal punto di vista finanziario, grandi banche come la JPMorgan e la Deutsche Bank hanno pagato centinaia di milioni di dollari per aver ignorato i segnali del traffico di Epstein pur di mantenere i suoi conti milionari in attivo.

Nel 2022, anche il figlio della Regina Elisabetta, il Principe Andrea, ha chiuso una causa civile con una delle vittime, Virginia Giuffre, pagando circa 12 milioni di sterline, pur non ammettendo colpe.

Tra il 2024 e l’inizio del 2026, la Giustizia americana ha iniziato a pubblicare migliaia di pagine di documenti precedentemente resi segreti. Non si tratta di una vera e propria lista di clienti, ma di una rete di contatti che include ex presidenti, scienziati, celebrità e magnati.

Molti nomi, ad esempio, sono emersi dai registri di volo del “Lolita Express”, ovvero l’aereo privato di Epstein, e dai documenti desecretati di recente che risalgono ad un periodo che va dall’inizio del 2025 e l’inizio di questo 2026. Tra i nomi spuntano, ad esempio, quello dell’ex presidente americano Bill Clinton. Giuridicamente, è stato considerato solo un frequentatore, tuttavia la pressione pubblica è aumentata dopo la pubblicazione dei file più recenti che dettagliano la frequenza dei suoi viaggi verso l’isola.

Anche l’attuale presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è apparso nei registri e nelle testimonianze come conoscente di lunga data di Epstein a Palm Beach. Come per Clinton, anche in questo caso, mancano prove di atti illeciti che abbiano portato a procedimenti penali diretti legati alla rete di traffico.

Il reale compito della Giustizia, ora, è quello di distinguere tra chi ha semplicemente frequentato Epstein e chi è stato complice dei suoi crimini.  Le conseguenze, però, si sono già fatte sentire. Leon Black della Apollo Global Management, ad esempio, si è dimesso dopo che è emerso che aveva pagato a Epstein 158 milioni di dollari per consulenze fiscali dopo la condanna del 2008. Sebbene non accusato di abusi, il caso ha sollevato questioni importanti.

Proprio pochi giorni fa, inoltre, Ghislaine Maxwell è stata chiamata a testimoniare davanti a una commissione del Congresso. Ha invocato il Quinto Emendamento, ovvero il diritto di non rispondere, per quasi tutte le domande, chiedendo in cambio addirittura la grazia presidenziale in modo da potersi aprire e parlare apertamente di quelli che lei considera i “pesci grossi”.

Infine, con la pubblicazione degli ultimi file, molti avvocati delle vittime stanno valutando nuove class action o cause civili individuali. Il problema però resta la prescrizione per molti fatti avvenuti negli anni Novanta e nei primi del nuovo millennio, motivo per cui si sta cercando di utilizzare leggi speciali (come il Child Victims Act) che estendono i termini per i reati sessuali. La battaglia legale, quindi, oggi si gioca sulla trasparenza dei procedimenti e delle intenzioni dei giudicanti. Molte vittime, ad esempio, chiedono che vengano rimossi gli “omissis” sui nomi ancora coperti nei documenti. Per la politica americana, invece, è arrivato il momento di decidere se riaprire casi di complicità che sembravano ormaie sepolti e dimenticati.

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