#CinemaCourier“Crudelia”: il trasgressivo live action Disney

Vittorio Paolino Pasciari Vittorio Paolino Pasciari26 Giugno 202217 min

Crudelia (Cruella) è un film di genere drammatico-giallo-commedia del 2021 diretto da Craig Gillespie. La pellicola è basata sul romanzo del 1956 “La carica dei 101” (The Hundred and One Dalmatians) della scrittrice inglese Dodie Smith, a suo tempo ispirazione per l’omonimo Classico Disney del 1961, e racconta in versione di reboot-prequel live action le origini della principale antagonista del romanzo e del lungometraggio animato.

Il cast è formato da Emma Stone (Estella Miller / Cruella De Vil), Emma Thompson (Baronessa von Hellman), Joel Fry (Jasper Badun), Paul Walter Hauser (Horace Badun), Kirby Howell-Baptiste (Anita Darling), Emily Beecham (Catherine Miller), Mark Strong (John), Kayvan Novak (Roger), Tipper Seifert-Cleveland (Estella Miller a 12 anni), Ziggy Gardner (Jasper a 12 anni), Joseph MacDonald (Horace a 12 anni), John McCrea (Artie), Jamie Demetrieu (Gerald), Andrew Leung (Jeffrey) ed Helena Dowling (cronista).

Con un incasso globale di circa 186 milioni di dollari il film è risultato un buon successo al botteghino che ha ottenuto un generale plauso dalla critica con il 74% di recensioni professionali positive per un voto medio di 6,7/10 (324 critiche) sul sito Rotten Tomatoes ed il punteggio 59/100 (56 recensioni) su Metacritic. Fra i riconoscimenti, premi e candidature, sono da annoverare l’Oscar ed il British Academy Film Award 2022 per la categoria “migliori costumi” a Jenny Beavan e la nomination “miglior attrice” a Emma Stone ai Golden Globe dello stesso anno.

TRAMA Inghilterra, anni ’60. Estella Miller è una bambina molto creativa con uno spiccato talento per la moda, ma allo stesso tempo nutre una innata vena crudele che si manifesta fin dalla tenera età. La natura bipolare della sua personalità è evidenziata dal colore dei suoi capelli, metà bianchi e metà neri, e costringe la madre Catherine a soprannominarla Cruella. A causa del carattere ribelle della piccola, Catherine ritira la figlia dalla scuola privata che frequenta – dove Estella riesce tuttavia a stringere una controversa amicizia con l’afromericana Anita Darling – e progetta di trasferirsi a Londra. Durante il viaggio verso la capitale britannica, madre e figlia si recano alla tenuta della ricca famiglia Von Hellman, dove un tempo Catherine lavorava come cameriera, per chiedere assistenza finanziaria. Durante un ricevimento nella villa, la vanesia e perfida padrona di casa, la baronessa Von Hellman, nega alla giovane madre il suo aiuto e scaglia i suoi dalmata contro Estella, che si era intrufolata nella villa attirata dagli abiti sgargianti degli ospiti. La piccola riesce a sfuggire all’attacco dei cani ma Catherine precipita da un dirupo in mare perdendo la vita.

Rimasta orfana, Estella riesce a raggiungere Londra e fa amicizia con due ragazzini di strada, Jasper e Horace, che decidono di adottare come sorella la piccola che, per passare inosservata, inizia tingersi i capelli di rosso. Dieci anni dopo Estella vive di furti insieme ai suoi fratelli adottivi e intanto affina il proprio talento di stilista disegnando e creando elaborati travestimenti. Jasper ed Horace, in occasione del compleanno della sorella adottiva, riescono a procurarle un vero lavoro come donna delle pulizie presso i grandi magazzini Liberty. Estella, dopo aver cercato invano di segnalare le proprie idee di moda all’altezzoso manager del negozio, una sera, delusa e ubriaca, vandalizza una delle vetrine. Il giorno seguente ai grandi magazzini si presenta una rinomata designer di alta moda, nota come “la Baronessa”, la quale resta positivamente colpita dalla creazione di Estella e decide di assumerla presso il proprio atelier. Grazie al suo talento, Estella riesce a guadagnarsi la fiducia della Baronessa ma un giorno nota che la donna indossa una collana che un tempo apparteneva a sua madre Catherine. La designer le racconta che è un cimelio di famiglia e che un tempo una sua dipendente cercò di rubargliela. Estella, con l’aiuto dei fidati Jasper e Horace, pianifica di recuperare la collana e a tale proposito torna al colore naturale dei capelli e si crea un alter ego, Cruella, direttamente ispirata alla sua controparte cattiva e ribelle.

Durante una festa organizzata dalla Baronessa, Estella/Cruella si presenta sfoggiando uno stile aggressivo per attirare su di sé l’attenzione e consentire ai suoi complici di rubare la collana. Ma, proprio come dieci anni prima, la Baronessa con un fischietto aizza i suoi dalmata e così Cruella si rende conto che la designer fu la vera responsabile della deliberata uccisione di sua madre. Decisa a vendicare la morte di Catherine, Cruella inizia a presentarsi ad ogni serata di gala e alle sfilate organizzate dalla Baronessa, umiliandola con le proprie creazioni originali e fantasiose e alimentando la pubblicità su di lei grazie alla ritrovata amica di infanzia Anita, ora giornalista per una rubrica di gossip. La sfida a suon di moda in cerca di vendetta porterà a galla verità ancora più sconcertanti verso un inevitabile destino da spietata quanto geniale cattiva.

ANALISI La giovane protagonista fa da voce narrante raccontando in flashback la sua vicenda scandita da un’azione che scorre veloce con intervalli, fra comico e allucinante, dedicati all’introspezione psicologica. Il regista punta molto sull’impatto visivo, ottenuto con colori e colonna sonora vivaci e aggressivi, su citazioni e riferimenti e sulla ricerca di comprensione da parte dello spettatore nel delineare le controverse origini di un’icona fra i villain animati di marca Disney. Tutto si gioca e si riflette nella bipolarità della protagonista. Un brillante genio estroverso della moda è costretto fin dall’infanzia a reprimere le sue doti di fronte ad una normalità di facciata che non vede oltre l’apparenza.

Due traumi – uno all’inizio ed uno verso la fine – sono i punti di non ritorno che spingono verso una strada che dal furto con destrezza porta alle provocazioni di stile in cerca di rivalsa e, dopo l’ultima e sconvolgente rivelazione, conducono al definitivo passaggio al male in cui giustizia e vendetta sono la stessa cosa. La giovane e talentuosa Stone fin da subito si dimostra capace – merito anche del doppiaggio italiano – di divertire, emozionare, intrigare in perfetto equilibrio di contrasto con la cattiva vera di una collaudata e sempre bravissima omonima Thompson. Le innumerevoli citazioni – dal lungometraggio animato di riferimento e non solo – unite ad irresistibili integrazioni sono un altro punto a favore per convincere ex-bambini che non dimenticano la loro infanzia e che da adulti devono imparare a comprendere. Il lieto fine in negativo è per lo spettatore dotato di acuto senso critico una valida prova del fatto che i cattivi più spietati spesso non sono altro che anime – geniali o normali – sventurate che reagiscono ai traumi subìti dal lato peggiore dell’umanità che con smisurato ego schiaccia i sentimenti più puri.

“Crudelia De Mon, Crudelia De Mon

farebbe paura perfino a un leon,

al sol vederla muori d’apprension.

Crudelia, Crudelia,

è più letale lei di uno scorpion

Crudelia, Crudelia De Mon.”

PAGINE E ANIMAZIONE Il personaggio di Crudelia De Mon (Cruelia de Vil) funge da principale antagonista nel romanzo I cento e un dalmata di Dodie Smith e nel celebre film d’animazione disneyano ad esso ispirato La carica dei 101. Il suo nome deriva da un gioco di parole ottenuto fondendo i termini inglesi cruel “crudele” e devil “diavolo”. Nell’adattamento italiano il secondo termine è stato tradotto con un sinonimo “demone” che potesse mantenere l’evidente riferimento alla malvagità e crudeltà del personaggio. Il personaggio col tempo è diventato un’icona della cultura pop quale simbolo di avidità, vanità e male e tutt’ora occupa il 39o posto “miglior cattiva cinematografica” nella classifica AFI’s 100 Years… 100 Heroes and Villains.

Nel romanzo Crudelia è una donna alta e scura di carnagione che indossa in genere una pelliccia bianca e candida ed è sposata con un pellicciaio basso di statura e apparentemente fragile. Nella versione animata disneyana è alta, zigomi appuntiti, magrissima, adopera gesti plateali ed è attorniata dal pesante odore della sigaretta che fuma su un lungo bocchino verde. Ha i capelli metà bianchi e metà neri, corti e lievemente cadenti a caschetto, divisi in due metà da una riga al centro che termina in un ciuffo spettinato. Indossa un abito da cocktail lungo scollato, scarpe rosse in stile Coco Chanel ed una sontuosa, enorme pelliccia di castoro, cucita internamente con tessuto rosso a ricordo dell’inferno, un paio di guanti rossi fino al gomito, due orecchini e un anello di stesso modello e color acquamarina. Dagli abiti che sfoggia, dall’automobile lussuosa che guida, dalla disinteressata ostentazione del denaro e dalla sua auto definizione di “annoiata” (“miseramente cara, cado letteralmente a pezzi”) si deduce che sia molto ricca e presumibilmente che viva di rendita.

Elegante, stravagante, altezzosa e maleducata, spesso irrompe nelle case degli altri senza preavviso e mancando apertamente di rispetto agli altri. Adora l’attenzione, ma disprezza gli altri, senza mostrare simpatia o preoccupazione per il benessere di nessuno. Avida, crudele, materialista ed egoista, adora l’alta moda e l’arte. Il suo interesse ossessivo per la moda ruota intorno alle pellicce di animali, per questo ne cerca per realizzare cappotti, in particolare sembra attratta dalle macchie dei cuccioli dalmata dell’amica Anita perché sicura che questo stile renderebbe più soldi alla sua attività di stilista. La crudeltà del suo carattere sembra collimare con la sua irascibilità: si arrabbia con i complici Gaspare e Orazio per la loro stupidità e fa i capricci se le cose non vanno come lei vuole. La sua rabbia porta a renderla spericolata ed impulsiva come, nel film Disney, nella sfrenata ed incauta corsa in macchina dietro i dalmata che culmina con un violento schianto in un burrone. Il comportamento incline a crisi psicotiche lascia aperta l’ipotesi che soffra di bipolarismo (particolare accentuato nel prequel di Gillespie) anche se mostra di essere una donna leggermente ragionevole in quanto tenta due volte di convincere Anita a venderle i suoi cuccioli, scegliendo di rubarglieli solo quando capisce che è l’unico modo per ottenerli. Crudelia De Mon è stata doppiata da Betty Lou Gerson e Rosetta Calavetta nel film Disney del 1961.

Uno dei primissimi esperimenti in live action per un Classico Disney vede la prima incarnazione del personaggio che una Glenn Close a dir poco insuperabile ed irresistibile rende un primo esempio di omaggio riuscito nei due remake-live action La carica dei 101 – Questa volta la magia è vera (1996) ed il sequel La carica dei 102 – Un nuovo colpo di coda (2000). La stessa Close, colonna portante della celluloide che non ha bisogno di presentazioni, figura fra i produttori esecutivi del prequel live action diretto da Gillespie.

OMAGGIO RIUSCITO Il regista e produttore televisivo australiano Craig Gillespie (Sydney, 1o settembre 1967) è stato scelto a dirigere il film dopo che la prima scelta dei produttori, Alex Timbers, ha abbandonato per conflitti sulla programmazione. Trasferitosi a New York a 19 anni inizia a studiare illustrazione, graphic design e pubblicità alla School Of Visual Arts di Manhattan. Come regista pubblicitario per oltre quindici anni ottiene nomination ai Directors Guild of America Award 2001, 2002, 2003 vincendo il premio “Outstanding Directorial Achievement in Commercials” nel 2006.

Come regista cinematografico ottiene fama internazionale nel 2007 con la nomination “miglior sceneggiatura originale” agli Oscar dirigendo un emozionante Ryan Gosling ragazzo introverso che inizia una relazione sincera e autentica con una RealDoll (Lars e una ragazza tutta sua). Da ricordare anche il drammatico biopic del 2017 con una meravigliosa e bravissima Margot Robbie, tormentata e sfortunata pattinatrice di fama mondiale (Tonya).

Quello del live-action disney ‘rovesciato’, ovvero narrato dal punto di vista del cattivo di turno, è un esperimento che ha suscitato emozioni e riflessioni già quando Marc Stromberg dirigeva una sempre bravissima e tormentata Angelina Jolie (Maleficent). Se allarghiamo ancora un po’ il campo visivo in celluloide possiamo trovare, in contesto differente ma con simili intenzioni, un altro esempio vivo nel cinecomic-rivelazione della DC con un tormentato Joaquin Phoenix da Oscar diretto da Todd Phillips (Joker) dove il cattivo non è che un disadattato preso di mira, e quindi vittima prima di diventare carnefice, da una società feroce che giudica e condanna prima di comprendere.

“Fin dall’inizio sapevo di vedere il mondo

diversamente da tutti gli altri.

Non andava a genio a certa gente,

ma io non ero per tutti.

Forse hanno sempre temuto che diventassi una pazza.

La verità è: sono nata geniale,

sono nata perfida, e un po’ folle. ”

Emma Jean Stone (Scottsdale, 6 novembre 1988) è un’attrice statunitense che ha saputo dimostrare un indiscusso talento acclamato dalla critica in un contesto romantico, con svariati premi incluso l’Oscar “miglior attrice” 2017 (La La Land), quanto drammatico con altre due candidature “miglior attrice non protagonista” nel 2015 (Birdman) e nel 2019 (La favorita). Con una mimica perfetta, resa ancora più intrigante ed irresistibile dalla voce di Domitilla d’Amico ed esaltata dai primi piani sullo sguardo ad ogni sbalzo di umore, la giovane Emma/Cruella si rivela una personificazione assolutamente perfetta del disturbo bipolare che da genio incompreso alla fine porta alla sofferta e definitiva scelta del male come via di condotta forgiata da un’esistenza marchiata a fuoco da una (dis)umanità, personificata dalla più matura e ancora più spietata Emma/Baronessa, fittizia ma purtroppo e mai come adesso non meno fedele alla realtà fuori da pagine e celluloide.

La Crudelia di Emma Stone è una giovane donna desiderosa di autodeterminarsi senza rinunciare alla propria natura e si scontra con una Crudelia alternativa, una sempre bravissima Emma Thompson, fin troppo evidente erede spirituale di una arrogante ed indimenticabile Meryl Streep (Il diavolo veste Prada). Salta all’occhio di chi ha buona memoria ed un acuto senso critico che alla radice delle malefatte di entrambe c’è la necessaria, e più che legittima, scelta di vita legata all’impossibilità – per una donna nell’Inghilterra degli anni ’70 come ancora purtroppo dopo i 2000 – di mostrare liberamente il proprio talento e realizzare le proprie ambizioni senza incontrare l’ostacolo di una società che tende a reprimere il talento delle donne senza pensare alle conseguenze.

La libertà bulimica, gioiosa e trasgressiva riflette il mondo iconoclasta di quella Swinging London degli anni 60-70 resa ancora più violentemente suggestiva dalle riprese pirotecniche delle provocazioni di Cruella. La colonna sonora mescola in modo dissacrante e trasgressivo classici immortali: Beatles e Rolling Stones, Supertramp e Clash, Nancy Sinatra e Suzi Quatro, Doors e Bee Gees, Queen e Deep Purple, Blondie e Bowie con Doris Day e Judy Garland, Nina Simone e Tina Turner con Cole Porter.

La maggior parte delle critiche positive lodano – più che meritatamente – lo stile trasgressivo e le interpretazioni, come ad esempio nelle parole di Scott Menzel per We Live Entertainment :

Crudelia potrebbe essere la più grande sorpresa dell’estate. audace, oscuro e meravigliosamente anti-Disney. Emma Stone è la perfezione nei panni di Crudelia. Acconciatura e trucco, scenografia e costumi sono scommesse sicure per le nomination agli Oscar.”

Un’altra fetta di critici, pur lodando le interpretazioni impeccabili, sembra invece puntare il dito contro i punti di forza del film che renderebbero il risultato noioso e troppo lungo a danno della narrazione delle origini della cattiva presa come soggetto. A prescindere dal fatto che i gusti sono gusti e che ognuno è libero di esprimersi, un critico capace di andare oltre i difetti tecnici e oltre la nostalgica fedeltà di bambino fan dei Classici Disney riesce a cogliere le intenzioni del regista e non può che lodarne il risultato. Nel tratteggiare quello che doveva essere il racconto delle origini di un’iconica cattiva del mondo disneyano, Gellespie va oltre. Il regista australiano punta molto sull’impatto visivo ed emotivo, suscitato da un roboante mix di moda e musiche fra aggressivo e trasgressivo e sostenuto da interpretazioni impeccabili, e descrive la strada che conduce al male come logica e naturale conseguenza di reazione ad un’esistenza martoriata da una realtà, sociale e umana, ancora più spietata e crudele.

Oltre allo stile volutamente provocatorio, le innumerevoli citazioni integrano e superano lo stile disneyano animato e ad attirare l’interesse per chi ama i colpi di scena del giallo – come ulteriore ricerca di comprensione da parte del pubblico – efficace è l’aggiunta del noir quando si parla del rapporto complicato e tormentato fra madri e figlie. In questo caso tale rapporto è spinto oltre ad esaltare, in maniera perfetta e inquietante, la follia di un ego vanesio che non esita a calpestare i sentimenti più puri di affetto e amore materno. Il desiderio, naturale e legittimo, di uscire dalle costrizioni, pur senza calpestare il prossimo, e di fare del proprio talento e preparazione un’arma vincente si conferma un tema valido e molto adatto ai nostri tempi in cui, ancora e pateticamente, il sostegno totale alle donne è ancora qualcosa che se scritto sulle carte dei diritti umani resta un progetto realizzato a metà, per non dire incompiuto, nella vita vera. E se i fan disneyani puristi storcono il naso a vedere un’attrice di colore nel ruolo, qui secondario, di Anita Darling, ebbene si ricordino, non senza vergogna, che il talento non dipende dal colore della pelle e che il politicamente-corretto – nel suo corretto uso (difesa di un diritto naturale) o palese abuso (speculazione commerciale, politica, sociale) – è una costante fissa del nostro tempo.

I cattivi spesso sono il frutto di una realtà ancora più crudele e spietata e prima ancora di giudicare e condannare dobbiamo sforzarci di comprendere chi – per libera scelta o naturale reazione – decide di restare sé stesso anche lungo una strada deviata. È questa una lezione che da piccoli forse non abbiamo saputo cogliere ma che da adulti possiamo apprendere grazie ad interpretazioni impeccabili e riscoprendo gli originali – di gran lunga più drammatici – che hanno ispirato gli immortali Classici Disney. Alla fine del film molti spettatori piangeranno la sorte di Estella ma davvero pochi spettatori dotati ancora di cuore e cervello non si schiereranno dalla parte di Cruella.

IMPRESSIONANTE, TRASGRESSIVO, DIVERTENTE ED INTRIGANTE.

Vittorio Paolino Pasciari

Vittorio Paolino Pasciari

Classe '86, nolano DOC. Laureato in Lettere Classiche, appassionato di cinema, letteratura e teatro.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Related Posts